Dal 1° novembre giro di vite in Svizzera contro il riciclaggio

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Il segreto bancario. Raffica di telefonate agli istituti ticinesi da parte di italiani preoccupati per i loro depositi. L’avvocato Bernasconi: «Nessuna novità sul fronte fiscale»
Le autorità elvetiche potranno scambiare maggiori informazioni con le forze di polizia degli altri Paesi

(m.d.) Giro di vite in Svizzera contro il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Dal 1° novembre prossimo, infatti, entrerà in vigore una revisione parziale della legge che nella vicina Confederazione regola il contrasto al riciclaggio di denaro sporco.
Le novità introdotte dal provvedimento, approvato a fine giugno dal Parlamento federale, faciliteranno lo scambio di

informazioni tra le polizie dei vari Paesi. In particolare, l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (Mros) avrà competenze più ampie per ottenere informazioni dalle banche e potrà stipulare autonomamente trattati di cooperazione tecnica con gli inquirenti degli altri Paesi. Insomma, dal 1° novembre sarà più facile ottenere dalla Svizzera informazioni sui conti e sui depositi aperti oltreconfine da soggetti indagati per riciclaggio di denaro sporco.
L’avvicinarsi del 1° novembre ha però messo sul chi vive anche tutti coloro che, non avendo ancora riportato in Italia con lo scudo fiscale i capitali depositati nei forzieri d’oltreconfine, temono che questa accresciuta possibilità di scambio di informazioni con le autorità elvetiche finisca per accendere i riflettori anche sui loro patrimoni custoditi nelle banche svizzere.
«Sono innumerevoli le telefonate giunte al sistema bancario ticinese da parte di clienti preoccupati che chiedono che cosa succederà dopo il 1° novembre – spiega l’avvocato ticinese Paolo Bernasconi, docente di Diritto tributario ed esperto conoscitore del mondo bancario elvetico – Tanta preoccupazione, per inciso, significa che c’è ancora un enorme volume di patrimoni italiani non dichiarati conservati nei forzieri degli istituti svizzeri».
Ma è lo stesso Bernasconi a rassicurare i tanti italiani e molti comaschi con i soldi in Svizzera. «L’articolo di legge che entrerà in vigore a novembre riguarda esclusivamente le comunicazioni tra uffici antiriciclaggio e pertanto non hanno nulla a che fare con la fiscalità e i reati fiscali – spiega l’esperto ticinese – Le modifiche approvate dal Parlamento estendono la possibilità di scambi di informazioni tra la polizia elvetica e i corrispondenti uffici inquirenti dei Paesi esteri in materia di antiriciclaggio, ovvero per quanto riguarda i proventi illeciti di crimini comuni come, per esempio, il traffico di stupefacenti».
L’unica novità sul fronte della caccia agli evasori fiscali, che nulla però ha a che vedere con la scadenza del 1° novembre, riguarda il fatto che lo scorso 9 ottobre il governo svizzero ha firmato la Convenzione internazionale sullo scambio spontaneo di informazioni fra le autorità fiscali. «Questa Convenzione – puntualizza Bernasconi – è ben lungi dall’entrare in vigore perché deve ancora passare all’esame del Parlamento, fatto che avverrà probabilmente l’anno prossimo, e si pensa sarà soggetta a referendum popolare. Per cui ci vorranno ancora almeno due anni prima che possa entrare in vigore».

Nella foto:
Nei forzieri elvetici giacciono tuttora cospicui depositi appartenenti a italiani

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