La polemica: dal museo di Dongo sparisce la parola “Resistenza”

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La discussione sulla Storia
La struttura sarà dedicata alla fine della guerra. E gli ex partigiani insorgono

(e.c.) I fatti storici del biennio 1943-1945 dividono ancora gli animi sul Lario. Una lampante testimonianza viene da quanto sta accadendo a Dongo, teatro delle ultime ore in vita di Benito Mussolini e della fucilazione, sul lungolago, di 15 gerarchi della Rsi.
A innescare l’ennesima polemica tra storia e politica è la decisione del sindaco del paese, Mauro Robba (centrodestra), di cambiare il nome principale di quello finora

conosciuto come “Museo della Resistenza”. Il primo cittadino, infatti, in vista dell’inaugurazione della struttura completamente rivista e ammodernata con una spesa di 3,5 milioni di euro (fondi europei, regionali e provinciali) ha deciso di ribattezzare il nuovo polo espositivo e multimediale in “Museo della fine della guerra”, eliminando la parola “Resistenza” almeno dalla dicitura principale. Il che, però, non significa che il riferimento alle lotte partigiane sia del tutto eliminato, come lo stesso Robba ha spiegato ieri.
«Nessuno vuole cancellare il ricordo e il valore della Resistenza – ha detto il primo cittadino di Dongo – Si vuole semplicemente adeguare il nome principale del museo al percorso complessivo sulla fine della Seconda guerra mondiale che ha toccato profondamente questo territorio. Tra l’altro – ha tenuto a precisare ancora il sindaco – all’ingresso della struttura metteremo un pannello che cita espressamente il passato del Museo della Resistenza».
Resta il fatto, però, che già nelle scorse settimane, sia dall’Anpi, sia da alcuni componenti dell’associazione del Museo della Resistenza di Dongo erano arrivati chiarissimi segnali di protesta nei confronti della decisione. Ieri, poi, è arrivata la “scomunica” di Wilma Conti, 85 anni, ex staffetta partigiana e nome storico della Resistenza lariana.
«Sono addolorata e penso che questa scelta, fatta soltanto per questioni di marketing, debba essere evitata – ha commentato nel corso di un intervento in diretta a “Radio Popolare” – Cancellando la parola “Resistenza” forse si vuole fare di Dongo una nuova Predappio. Non capisco proprio il sindaco, che pure ha sempre dimostrato grande rispetto per il museo».
La palla, quindi, è tornata a Robba che – vista anche la vicinanza con la data di inaugurazione fissata il 12 aprile prossimo – ha avuto parole concilianti verso la Wilma Conti ma senza concedere spazio a cambiamenti.
«A Wilma mi legano sentimenti di amicizia e di profondissima stima – ha dichiarato il sindaco di Dongo – Ma sulla questione del nome andremo avanti. Crediamo che il museo rinnovato possa essere un volano per il turismo. Tanto più che, come “sottotitolo”, il museo citerà espressamente “la Resistenza e la cattura di Mussolini”. Non nascerà alcuna Predappio-bis a Dongo, ma racconteremo la storia di questo territorio e dei fatti accaduti negli anni della guerra in un modo nuovo e coinvolgente. E sicuramente speriamo di intercettare l’interesse dei nostri cittadini e dei turisti».

Nella foto:
Il sindaco Robba, con la fascia tricolore, insieme all’ex ministro della Cultura Ornaghi, nel 2012

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