Dal record del 1868 all’ultima volta nel 2010. Il rapporto tormentato di Como con il Lario

alt Le piene nel corso della storia
Esondazioni, un problema secolare per il territorio comasco. La prima di cui si ha traccia documentaria risale al 1431. Tutto il secolo e anche il seguente furono flagellati da inondazioni causate dalle acque del lago. Allagamenti che proseguirono in modo costante anche nel Seicento tanto che lo storico Roberto Rusca scrisse in una sua memoria a proposito delle esondazioni del 1614 e del 1627 che «crebbe tanto il lago, che andò nella Chiesa Maggiore, et per la città s’andava in barca».

Una lapide ricorda in via Volta, all’angolo con via Raimondi, l’arrivo delle acque nel 1673, quando la forza delle acque del lago si andò a unire a quella del torrente Cosia, che divenne talmente gonfio d’acqua da costringere i comaschi a tagliare letteralmente in due alcuni ponti che lo sovrastavano.

 

Il lago arrivò all’altezza degli organi della Cattedrale anche nel 1703, e fu poi protagonista di nuovi allagamenti nel corso del secolo.
Non meno disastrato fu l’Ottocento, in cui fiorì il dibattito sugli eventuali rimedi a disposizione della città. Tra le esondazioni più nefaste, anche perché aggravata da tre scosse di terremoto e da un’epidemia di colera che uccise 490 persone, quella del 1855.
Ventuno invece le “piene” del Lario dal XX secolo ad oggi. La prima nel 1901, l’ultima nel maggio del 2010. L’evento all’inizio del secolo scorso venne immortalato anche dalla “Domenica del Corriere”.
Sei anni più tardi il fenomeno si ripeté e poi ancora in pieno conflitto mondiale, nel 1917. Il lago uscirà altre sei volte fino al 1951 (anno della tragedia del Polesine), Nel 1946 venne inaugurata la diga di Olginate per regolare le piene del Lago di Como.
Dal 1963 al 1974 non vi furono esondazioni, e neanche tra il 1976 e il 1987. Quella del luglio dell’87 fu però un evento molto grave. Nella seconda metà di luglio un’incessante pioggia torrenziale colpì la Valtellina: venerdì 17 caddero 305 millimetri d’acqua, vale a dire circa un quarto di quanto normalmente si riversa in valle in un intero anno. L’Adda e i suoi affluenti si gonfiarono come non mai, furono spazzati via ponti, strade e case. La piena raggiunse il Lario che salì a una delle quote record, 265 centimetri sopra lo zero idrometrico, ossia +145 centimetri rispetto alla soglia di esondazione. Il 28 luglio si staccò una frana in Valtellina e spazzò via le frazioni di Valdisotto, Sant’Antonio Morignone e Aquilone. I morti furono 53 e migliaia gli sfollati. Il lago rimase a lungo in piazza Cavour.
Durò oltre un mese, 33 giorni per la precisione l’esondazione successiva, nel 1993, dal 25 settembre al 28 ottobre. Come nel 1987 venne toccata quota 265 centimetri, che rimane il massimo per Como nell’ultimo secolo.
Nulla a che vedere, ad ogni modo con la disastrosa esondazione del 1868, con l’acqua a 397 centimetri e due mesi, maggio e giugno, con un terzo della città con il lago in casa.
Il terzo millennio si apre con il lago in piazza ogni anno: nel novembre 2000, giugno 2001 e novembre 2002. Curiosamente dal 7 gennaio 2008, giorno dell’avvio del cantiere delle paratie, il lago è uscito solo due volte, nel luglio 2008 con conseguenze notevoli e nel maggio del 2010 senza creare però particolari disagi.

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