Dalla Cina milioni di turisti. «E’ il mercato del futuro»

Gli operatori comaschi: «Inutile e dannoso promuovere il nostro territorio da soli»
Una torta gigantesca e invitante, quasi pronta per essere divorata. Di fronte, un nugolo di golosi affamati che non vedono l’ora di scattare per accaparrarsene una porzione. Como riuscirà a mangiarne una fettina, pur piccola, o dovrà accontentarsi delle briciole?
La torta in questione, ovviamente metaforica, è il mercato turistico dei cinesi. Un esercito crescente, che – secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo – nel 2020 arriverà a 100 milioni di nuovi viaggiatori. Cento milioni di persone che dormiranno, mangeranno e spenderanno anche in Europa.
Un indotto potenziale di miliardi di euro. Probabilmente Como non è la prima destinazione di un neoborghese cinese che decidesse di uscire dai confini della Repubblica Popolare. Difficile, agli occhi di chi si affaccia all’Europa per la prima volta, competere con Parigi, Londra, Berlino, Barcellona. O anche “soltanto” con Roma, Venezia o Firenze.
E allora, se Como vorrà mangiare una fettina di torta – e non trovarsi invece solamente con le briciole nel piatto – dovrà pensare a strategie precise, mirate. «I cinesi – dice Andrea Camesasca, vicepresidente degli albergatori di Como e della Camera di Commercio lariana – hanno usi e costumi molto diversi dai nostri. Sono abituati, ad esempio, a muoversi sempre in gruppo. Non è semplice creare iniziative ad hoc. Nel primo viaggio in Italia visitano Roma, Firenze, Venezia: poi, al secondo viaggio, possono anche fare capolino in realtà simili alla nostra. Ecco la direzione in cui dobbiamo lavorare».
Camesasca conferma come «di recente, il numero dei turisti cinesi sia comunque aumentato».
Secondo Roberto Corbella, comasco e presidente dell’Associazione Tour Operator Italiani (Astoi), se Como cercasse di vendersi ai cinesi da sola farebbe un passo falso.
«Su mete così a lungo raggio, la promozione campanilistica è inutile. Anzi, le promozioni delle singole province nei luoghi esteri lontani non sono soltanto inutili, ma rischiano di essere persino dannose. Creano confusione negli operatori locali. Sono convinto che una promozione ampia e coordinata sia il modo migliore di investire i soldi per il marketing turistico». Secondo Corbella, la provincia può promuovere se stessa «soltanto nei territori e nelle regioni limitrofe».
Ma per mercati turistici a lungo raggio, il Paese deve vendersi nella sua interezza, non a pezzi. «Se vogliamo attirare i cinesi – dice ancora il presidente dell’Astoi – dobbiamo puntare su due fattori: migliorare i collegamenti aerei tra Roma, Milano e le principali città cinesi oltre Pechino e Shangai, e velocizzare le pratiche di rilascio del visto. In Francia o Germania si ottiene un visto più velocemente, e questi Paesi diventano la porta d’accesso in Europa per i cinesi».
Le parole di Corbella trovano conferma in un breve aneddoto raccontato dall’assessore provinciale al Marketing territoriale. «La settimana prossima avremmo dovuto ospitare una delegazione di 20 cinesi, provenienti da una provincia serica simile alla nostra ma con 56 milioni di abitanti – dice Achille Mojoli – Sarebbero stati guidati da un senatore locale. Purtroppo i visti non sono arrivati in tempo, perciò l’incontro è rimandato. Con questa provincia cinese vorremmo avviare una collaborazione turistica ed economica, improntata sull’industria serica: l’idea è dare a loro 150 metri quadrati nel nostro Museo della Seta, ottenendone altrettanti nel loro. Sicuramente la Cina è un mercato turistico allettante – conclude Mojoli – ma non possiamo competere con le grandi mete europee. Perciò, meglio focalizzarci sulle aree della Cina che, come la provincia di cui parlavo prima, potrebbero essere affini a noi e quindi interessate a conoscerci».
Anche secondo l’assessore provinciale al Turismo, Patrizio Tambini, la Cina è «un mercato molto interessante», al punto che «la Provincia ha già avviato alcuni rapporti con delegazioni cinesi». Gli operatori turistici, però, dovrebbero «attrezzarsi con una lunga serie di servizi ad hoc, perché le esigenze e le abitudini del viaggiatore cinese sono molto diverse da quelle di un turista occidentale».

Andrea Bambace

Nella foto:
Shangai di notte. Dalla metropoli cinese, così come da moltissime altre grandi città del Paese orientale, giungeranno in Europa nei prossimi anni milioni di turisti

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