DALLA SVIZZERA TRE AMARE LEZIONI

di DARIO CAMPIONE

Il “taglio” annunciato
Il gemito che ieri si è alzato dalle province di confine verso il Canton Ticino è comprensibile, logico, inevitabile. Senza essere provocatori – o senza voler sembrare tali – va aggiunto però che lo stesso gemito ha i contorni del piagnisteo.
Il governo di Bellinzona ha tagliato – letteralmente – i ristorni fiscali dei frontalieri. Si è messo di traverso, ha disobbedito anche ai “suggerimenti” di Berna, che avrebbe preferito una soluzione diversa.
Tutto questo non era scontato ma

era ampiamente prevedibile. Scritto in documenti ufficiali. Ripetuto a gran voce da tutti gli esponenti politici del Ticino (non soltanto i leghisti, ma anche i liberali radicali e i popolari democratici). Invocato come una necessità in campagna elettorale dalla destra di Bignasca e dell’Udc.
Il 16 settembre del 2010, ad Airolo, il presidente del Cantone, Laura Sadis, aveva affermato testualmente: «L’Accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri data dal 1974 e necessita di un aggiornamento». Serve «una clausola di reciprocità», aveva detto la Sadis.
Se non bastasse, nel marzo di quest’anno il Parlamento cantonale ha votato una proposta dei Popolari democratici che non lasciava molti spazi a interpretazioni differenti.
Il Gran consiglio chiedeva infatti di «attenuare l’ammontare del ristorno a carico di Ticino, Grigioni e Vallese in modo analogo a quello pattuito con l’Austria». Vale a dire passare dall’attuale 38,8% al 12,5%. Certo, sullo sfondo rimangono la questione della “black list” di Tremonti e i riflessi dell’iniziativa di rientro dei capitali – lo scudo fiscale – che negli anni ha fiaccato i buoni rapporti tra Italia e Svizzera.
Ma la vicenda dei ristorni insegna altre cose. Primo: che bisogna guardare alla realtà nuova quando essa si manifesta. Scoprire oggi che il governo di Bellinzona ha cambiato maggioranza e che Bignasca detta legge è incredibile. Secondo: che il federalismo vero – quello svizzero -concede alle autonomie locali (in questo caso i Cantoni) un potere autentico.
I leghisti nostrani che hanno applaudito e festeggiato la vittoria dei “cugini” ticinesi scoprono adesso quanto sia amaro essere il Sud di un Nord feroce e privo di scrupoli. Terzo: che i soldi non puzzano. Ce lo hanno insegnato i padri latini, ce lo hanno ricordato gli svizzeri.

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