Dall’Abissinia alla Libia – Per ogni litro di verde paghiamo un euro di tasse

Iva e accise si “bevono” il 57% del prezzo
Quanto si “beve” lo Stato, ogni volta che facciamo un pieno di benzina? Quanto costa realmente, un litro di verde, tolte accise e Iva? Poco. Meno della metà rispetto a quel che paghiamo oggi. Senza tasse un pieno da 40 litri non costerebbe 71 euro, ma soltanto 30.
Il 57,29% di quel che paghiamo alla pompa di benzina viene succhiato dallo Stato in imposte. Imposte classiche, come l’Iva (ma non per questo piacevoli), imposte un po’ meno ovvie, come gli 0,1 centesimi che tuttora si versano
per la guerra in Abissinia del 1935. I benzinai hanno un margine di guadagno pari a 4 centesimi al litro. Sul pieno da 40 litri all’esercente restano 1,6 euro. I soldi di un caffè al tavolo.
CHI GUADAGNA E QUANTO
Ecco com’è composto il prezzo della benzina. Il costo vivo del carburante è pari al 33,41% del prezzo che paghiamo. La rete di distribuzione si mangia poi il 9,3% della torta. Ma solo il 2,27% rimane al benzinaio: il resto va alla compagnia petrolifera.
Costo del carburante e guadagno della rete distributiva assorbono il 42,71% del prezzo. Rimane la fetta più ampia: 57,29%. Ecco quanto si beve lo Stato. Il 21% è Iva. E, su questo punto, si può dire ben poco. L’Iva si paga sul pane, è normale che esista pure per la benzina.
Sono invece le accise a far schizzare alle stelle il prezzo del carburante: pesano per il 36,29% del costo al litro. Facciamo “nomi e cognomi”. Molte voci sono espresse in lire, perché introdotte prima dell’euro. Su ogni litro di benzina, ad esempio, paghiamo 1,9 lire per la guerra in Abissinia del 1935, cifra che oggi corrisponde a circa un millesimo di euro. Altre 14 lire servono poi per la crisi di Suez del 1964. Dieci lire, invece, si pagano per il disastro del Vajont – 1963. Tre anni dopo Firenze venne flagellata da una terribile alluvione, per la quale oggi sborsiamo ancora 10 lire al litro. Due anni più tardi la catastrofe naturale toccò la Sicilia: terremoto nella Valle del Belice, 370 morti. E 10 lire in più al litro.
Arriviamo così a un altro disastro sismico. Anno 1976, terremoto in Friuli. Quasi mille vittime. Per aiutare le zone colpite, si decise di aggiungere 99 lire (pari a 5 centesimi di euro) al costo del carburante. Altre 75 lire, 4 centesimi di euro, vengono pagate per il terremoto in Irpinia del 1980.
Nel 1983 servono ancora soldi: bisogna finanziare la missione militare in Libano. Il prelievo dai serbatoi (e dalle tasche) degli automobilisti è davvero pesante, lo Stato si prende 205 lire (0,1 euro) al litro. Un altro “centesimino” viene scippato nel 1996, per la missione in Bosnia.
Non è tutto. Nel 2004 bisogna rinnovare il contratto agli autoferrotranvieri, ma non ci sono soldi. Le mani dello Stato tornano nella saccoccia degli automobilisti: 2 centesimi in più al litro e i fondi, come per magia, saltano fuori. Chiude l’elenco un prelievo di 0,7 centesimi per il finanziamento e la manutenzione di beni, enti e istituzioni culturali, e altri 4 centesimi per l’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011.
Rifacciamo i conti: un litro di benzina costa 1,78 euro. Ma il costo vivo è 0,60 euro; 0,76 se aggiungiamo anche gli oneri legati alla distribuzione. Questo significa, quindi, che per ogni litro di benzina paghiamo 1,02 euro di imposte.

Andrea Bambace

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