Dalle auto e dalle industrie chimiche nasce oltre il 47% dell’inquinamento

I motori contribuiscono per il 22%, le fabbriche per il 17,7
Che il traffico non fosse l’unico e maggiore responsabile dell’inquinamento atmosferico, ormai lo si era intuito. Ma i dati Arpa presentati ieri, oltre a confermare questa impressione, dicono esattamente quanto inquinano auto e moto: solo il 22% delle Pm10 comasche arriva dai tubi di scappamento. Il resto delle polveri che respiriamo viene prodotto dai riscaldamenti, dalle lavorazioni del metallo, dall’industria chimica e da ciò che i tecnici chiamano “aerosol di origine secondaria”. Un processo fotochimico che ha luogo nell’atmosfera, e che da solo produce il 28% di Pm10.
I dati dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente svelano anche che l’inceneritore, visto nell’immaginario collettivo come un mostruoso comignolo sputapolveri, in realtà incide solo per lo 0,6%.
LE POLVERI COMASCHE
L’Arpa di Como misura ogni giorno la concentrazione di Pm10 in città e in provincia con le centraline di rilevamento. Fino ad ora, però, non si sapeva chi fosse il principale responsabile dell’inquinamento atmosferico. La sede comasca dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e la Provincia di Como hanno stipulato una convenzione. Tra gli accordi, ad Arpa spettava valutare «il contributo del termovalorizzatore di Acsm-Agam alle concentrazioni delle Pm10».
In altre parole, i tecnici dovevano capire quanto inquina l’inceneritore e dove finiscono i fumi.
Hanno dunque piazzato una centralina nei pressi del termovalorizzatore, valutando la dispersione nell’aria dei fumi, e la composizione delle Pm10.
Da questa analisi si capisce non solo quanto inquina l’inceneritore (poco, si è scoperto), ma anche chi sono i maggiori produttori di polveri sottili.
Il principale responsabile è l’aerosol di origine secondaria, un processo fotochimico dell’atmosfera che, da solo, produce il 28% delle polveri sottili. Il traffico, come detto, incide per il 22%. Quindi, solo un quinto (o poco più) delle Pm10 è generato dai motori di macchine, moto e autobus. Poi c’è l’industria chimica, il cui contributo è molto vicino a quello delle auto: 17,7%. Un altro 15,4% arriva invece dal risollevamento delle polveri dal suolo.
Già nel 2006 il Comune di Como aveva sperimentato una sostanza da stendere sull’asfalto, proprio per evitare questo fenomeno. Il prodotto, “Micropan Biofix”, era una colla in grado di fissare alla strada le particelle di Pm10, impedendone il sollevamento al passaggio delle auto. Tra gli “untori” dell’atmosfera, bisogna poi segnalare i riscaldamenti a legna, gasolio e gas metano, che contribuiscono per il 10,3% delle polveri.
L’incenerimento dei rifiuti, invece, produce solamente lo 0,6% di Pm10. Ancora meno colpevole è la lavorazione dei metalli, 0,4%.
La fetta restante, 5,7%, viene liquidata alla voce “altre fonti”, come lo spargimento di sale sulle strade (inquina pure quello) e l’utilizzo di sodio nei processi produttivi.
L’ATTIVITA’ DELL’ARPA
I dati sulle Pm10 sono stati rivelati ieri mattina a Villa Gallia, in occasione della presentazione del resoconto sull’attività di Arpa Como nel 2011. «Si parla spesso di semplificazione normativa – ha detto Fabio Carella, direttore del dipartimento Arpa Como – ma, a volte, i cittadini stessi hanno poche informazioni. Un esempio: nel 2011 abbiamo ricevuto 453 pratiche Diap, Dichiarazione inizio attività produttiva. Di queste, 155 erano di nostra competenza. E su 155, solo 66 erano complete». Nel 2011 Arpa ha intensificato i controlli in molti settori: +41% nei depuratori, +111% negli scarichi industriali, +31% nelle situazioni di inquinamento acustico, +14% anche nelle situazioni di inquinamento elettromagnetico.
Sempre nel 2011, ha ricevuto 34 segnalazioni per possibili emergenze ambientali: la prima sentinella sono i cittadini, che hanno chiamato nel 32% dei casi. Al secondo posto i vigili del fuoco (29% delle segnalazioni). Il 44% delle emergenze ambientali è rappresentato da fenomeni di inquinamento delle acque superficiali (come, ad esempio, una chiazza di olio nel lago). Il 35% da situazioni di “molestie olfattive”: puzza. Chiudono l’elenco incendi (9%) e rifiuti (6%). Infine, il monitoraggio dell’aria. Arpa conferma «valori provinciali di criticità per Pm10 e ozono», ma indica «valori sotto i limiti per agenti microinquinanti», come «benzopirene e metalli».

Andrea Bambace

Nella foto:
Il termovalorizzatore di Acsm-Agam contribuisce molto poco all’inquinamento

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