Dante e D’Annunzio, omaggio a Roncoroni

Dante Alighieri nell'arte è il tema di uno degli incontri di Clio

Sul nuovo numero della “Rivista di studi danteschi”, semestrale di cui è condirettore da cinque anni, edita da Salerno di Roma con il contributo del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Napoli “Federico II”, il professor Donato Pirovano, comasco, docente all’Università di Torino, ricorda il docente, critico e scrittore lariano Federico Roncoroni, scomparso all’inizio dell’anno a 76 anni, di cui fu allievo al liceo classico Volta di Como.
Gli dedica “in memoriam” un dotto articolo dedicato a Dante riletto da D’Annunzio. Poeta quest’ultimo cui lo stesso Roncoroni dedicò numerosi saggi e curatele, collaborando tra l’altro alla biografia dannunziana di Piero Chiara edita da Mondadori, un volume di grande successo. L’articolo di Pirovano si intitola Il Dante monumentale del 1911 ed è un esercizio di filologia e storia dell’editoria italiana che attraverso la vicenda di un’edizione della Commedia celebre ma sfortunata spalanca lo sguardo su un “dietro le quinte” letterario poco noto. A margine di un recente libro di Laura Melosi, D’Annunzio e l’edizione 1911 della “Commedia” (Firenze, Olschki, 2019), l’articolo di Pirovano mette a fuoco alcune caratteristiche del cosiddetto “Dante monumentale” edito proprio da Olschki nel cinquantenario dell’unità d’Italia, soffermandosi sulla tormentata genesi del volume a causa dei ritardi di d’Annunzio a consegnare il promesso contributo introduttivo (l’abitudine a procrastinare e a mancare gli impegni come ricorda Chiara nella sua divertente biografia era una costante per il vate non solo presso gli editori – nel caso dantesco si rischiò di andar per avvocati – ma anche presso i non pochi creditori). Pirovano però va più a fondo e indaga anche sull’esegesi di Giuseppe Lando Passerini che firma il commento. La costosa edizione fu un insuccesso per l’editore, il quale andò in perdita, ed ebbe anche severe critiche, come quelle di Ernesto Giacomo Parodi e Giuseppe Antonio Borgese.
Tutto ruota attorno a questo libro, la Comedia del divino Dante Alighieri da Firenze con la esposizione di Giuseppe Lando Passerini da Cortona e con un proemio di Gabriele D’Annunzio che non è esagerato definire “monumentale”: solo 300 copie, in formato in folio (mm. 430 × 330) per un totale di 524 pagine con le 101 xilografie già presenti nell’edizione commentata da Cristoforo Landino uscita a Venezia il 3 marzo 1491. Fu anche un monumentale flop editoriale, si è detto. Come annota Pirovano, «l’editore andò in perdita: a fronte di 82.000 lire di spese, l’incasso fu di 79.000 lire, ricavate dalla vendita di 114 copie della tiratura su carta a mano con legatura in cuoio, una decina di copie con legatura alla bodoniana e 5 copie in pergamena (con la rilegatura pesano 8 kg.) acquistate dal re d’Italia, da Ahmed pascià d’Egitto, dal collezionista John Pierpont Morgan, presidente del Metropolitan Museum di New York, dal newyorkese Henry Walters, che aveva anche prenotato l’esemplare num. 7, e dal romano Marco Besso, quest’ultima con proemio autografato da Gabriele D’Annunzio (il sesto esemplare si conserva tuttora in Casa editrice)». E i costi per realizzare il volume? Stampa: 50.000 lire. Promozione e amministrazione 20mila, la parcella di Passerini 5mila e 7.000 l’esoso tributo a D’Annunzio per il suo proemio.

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