Dante e la visione di Dio, lezione al liceo Volta

Como, Liceo Classico Volta

Poesia, scienza, luce, visioni, intrecci tra letteratura e storia in un testo centrale della cultura occidentale, la Divina Commedia, che gli studiosi continuano a interrogare e che sono un collante identitario nazionale grazie anche al successo delle letture pubbliche degli ultimi anni, quelle di Vittorio Sermonti e Roberto Benigni. L’iniziativa 2018: Odissea nello Spazio al liceo Volta di Como nasce nell’ambito di un progetto di Alternanza Scuola Lavoro, attivato nell’anno scolastico 2017-2018 e che vede coinvolti un gruppo di studentesse e studenti dell’attuale classe quarta B del corso scientifico. Si articola nell’allestimento di una mostra allo Spazio Natta a carattere divulgativo che vuole essere un racconto a più voci sull’astronomia e in tre conferenze che orbitano attorno a questo tema. Oggi nel liceo di via Cesare Cantù 57 a Como alle 15.30 è ospite il professor Donato Pirovano, comasco, docente di Filologia e critica dantesca all’Università di Torino, che tiene la conferenza Dante e il luogo di Dio.
«La visione paradisiaca dantesca diventa un viaggio interstellare – dice Pirovano – che rende possibile non solo il dinamismo narrativo della terza e più difficile cantica, ma anche salva la sua simmetria, pure numerologica, rispetto ai regni oltremondani precedenti. Si ascende velocissimi dal cielo della Luna al cielo delle Stelle fisse e le distanze siderali sono percorse attraverso wormhole, scorciatoie spaziotemporali che hanno la grazia e il sorriso di Beatrice, sempre più fulgidi fino a diventare insostenibili». Scienza e letteratura che dialogano incessantemente, quindi.
Un Dante «astronauta» quello che viene messo in scena oggi, ma un astronauta letterario: «Dante sa che con il suo poema «al quale ha posto mano e cielo e terra» sta staccandosi da ogni altra tradizione poetica e sta spiccando il volo verso l’intentato e l’inespresso. È, infatti, la prima volta nella storia della poesia umana che si osa andare oltre il cosmo sensibile» dice Pirovano.
E il motore di questa esperienza è l’amore, inteso come amore terreno ma soprattutto come amore divino. «Negli occhi di Beatrice – dice Pirovano – Dante vede un punto che irradia una luce così intensa da abbagliare l’osservatore. È così minuscolo che al suo confronto la stella più piccola vista dalla Terra sembrerebbe una luna, se posta accanto a esso come una stella sta vicino a un’altra nella volta celeste. Il punto luminoso è circondato da nove cerchi concentrici fiammeggianti. Il primo gli è vicinissimo e velocissimo». E l’obiettivo del viaggio è la visione di Dio, tema su cui Pirovano propone una nuova interpretazione: l’immagine del Cristo inserita nel cerchio nel XIV canto del Paradiso rimanda all’ostia consacrata. «Gli studi specifici che ho consultato – dice Pirovano rivelano che le particole non erano molto diverse da quelle odierne. Lo rivela, per esempio, il Rationale divinorum officiorum di Guillaume Durand, diffusissima enciclopedia liturgica scritta probabilmente intorno al 1280. Il prelato visse a lungo in Italia (dove tra l’altro morì ed è sepolto) e nel 1283 fu nominato da papa Martino IV governatore della Romagna e della Marca Anconetana.

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