Davide De Zan a Como: «Il mio libro, un doveroso tributo a Marco Pantani»

Davide De Zan a Como alla presentazione del suo libro (foto Fkd) Davide De Zan a Como alla presentazione del suo libro (foto Fkd)

«Il mio libro dedicato a Marco Pantani? Prima di tutto un tributo d’amicizia e d’affetto nei suoi confronti. Ma questo è il punto di partenza, perché poi servono i fatti, il lavoro di ricerca, i documenti».
Davide De Zan descrive così la sua opera “Pantani è tornato”, che ha presentato alla libreria Feltrinelli di Como. Un tributo a un amico, appunto, ma anche e soprattutto una indagine per capire che cosa sia successo in occasione della morte del campione di ciclismo e, qualche anno prima, nel giorno in cui il corridore fu fermato a Madonna di Campiglio, mentre era in maglia rosa, per l’ematocrito troppo alto.
Una raccolta di materiale e documenti – con la collaborazione della famiglia di Pantani e dei suoi legali – che hanno provato quegli elementi che hanno portato la magistratura a riaprire il caso, inizialmente archiviato come overdose di cocaina.
«Volevamo restituire dignità a Marco Pantani – spiega ancora De Zan – E voglio ringraziare prima di tutto sua mamma Tonina ed il legale Antonio De Renzis per il loro aiuto nel lavoro di ricerca. Senza dimenticare le tante persone che mi hanno dato una mano. Perché, voglio ribadire: l’affetto nei confronti di Marco c’è, ma c’è anche un cronista, al di là delle sue opinioni, che analizza fatti, testimonianze e numeri».
Elementi nuovi, appunto, che hanno portato alla riapertura delle indagini, con una storia della vicenda della scomparsa di Pantani, che sta per essere riscritta.
De Zan regala poi un ricordo personale legato a Pantani, con un parallelo legato a suo papà, Adriano, storico giornalista di ciclismo della Rai, scomparso nel 2001.
«Mio papà era un grande tifoso di Fausto Coppi – spiega Davide – Era il ciclista che gli ha dato più emozioni, al punto che, anche se lo conosceva bene, non riusciva a dargli del tu e lo chiamava “signor Coppi”. Con Pantani ha rivissuto le stesse sensazioni, anche perché era un personaggio che faceva fermare l’Italia, che seguiva la sue imprese. E lo stesso vale per me. Anche io avevo per Marco l’affetto che papà aveva per Coppi. Ed entrambi, in maniera differente, hanno purtroppo avuto una fine tragica».
Legati a papà Adriano, ci sono anche alcuni ricordi comaschi del figlio. «Mi ricordo che quando avevo vent’anni e c’era l’arrivo del Giro di Lombardia sul lungolago mi portava con sé: ho visto le vittorie di Giuseppe Saronni nel 1982, di Sean Kelly nel 1983 e di Bernard Hinault nel 1984».
«Non me ne vogliano gli appassionati delle altre città in cui è arrivato il “Lombardia” – aggiunge De Zan ma penso proprio che per questa “classica” il punto d’arrivo più giusto, il palcoscenico ideale sia proprio Como».
La riflessione finale è proprio su un corridore di casa nostra, Luca Paolini. «Una persona straordinaria e generosa, che nella sua carriera ha raccolto meno di quello che avrebbe meritato, sacrificandosi al servizio dei compagni di squadra. Un esempio, una persona che catalizza l’affetto e la stima di tutti».
Massimo Moscardi

Articoli correlati