De Falco va in pensione, chiude l’albergo “Funicolare”

alt

Giù la serranda alla fine del contratto di locazione

Scappò di casa con 20mila lire in tasca, da Napoli arrivò a Milano e si mise a lavorare in grandi alberghi e ristoranti. Affiancò il fratello maggiore Tonino da “Otello”, conosciuto ristorante di via Appiani. Nel 1966, si trasferì con il fratello a Cernobbio per gestire il ristorante “L’Ostaria”.
Iniziò così la storia professionale di Biagio De Falco, che nel 1994 rilevò l’Albergo “Sant’Antonino” in via Coloniola a Como, lo ristrutturò e ne fece il due stelle di qualità

“Hotel Funicolare”, poche camere e tanta affezionata clientela dall’estero e dall’Italia. Un locale storico, che ora De Falco, giunta al termine la locazione dell’immobile, chiude.
Biagio e il fratello ebbero successo, a Como, negli anni Sessanta. Poi Biagio lasciò Tonino a Cernobbio e si trasferì a Parigi: voleva imparare la cucina francese. Rientrato a Cernobbio, mentre il fratello apriva “La Lampara” in piazza De Gasperi a Como e a Cernobbio arrivava un altro fratello De Falco, Vincenzo, per continuare la gestione de “L’Ostaria”, Biagio si trasferì a Como e in via Foscolo aprì un’attività di somministrazione di frullati. Il sogno della ristorazione di qualità lo spinse ad aprire due locali tuttora tra i più noti a Como: prima l’“Er Più”, poi “La Griglia di Biagio”.
E venne l’impresa di via Coloniola. Nel quartiere di Sant’Agostino Biagio ha creato una “rete” con colleghi albergatori e ristoratori: così, mentre chiude l’attività, vuole ringraziare la famiglia Gatti dell’Hotel Quarcino, i Dolce di “In riva al lago”, i titolari del Ristorante “Il Carrettiere” e “La Griglia” di via Rezzonico. In altre parole De Falco ha sempre creduto che la collaborazione tra “concorrenti” sia necessaria per offrire un servizio alla clientela turistica. Adesso, a settant’anni, Biagio si ritira e ha parole di plauso e simpatica memoria per tutto il personale. E un affettuoso ricordo per la moglie Pina che lo ha sempre sostenuto, consentendogli di realizzare i sogni di un giovane napoletano che aveva lasciato la sua città con 20mila lire in tasca per tentare di fare le cose che gli riuscivano: ristorare e accogliere turisti.

Guido Capizzi

Nella foto:
L’ingresso dell’albergo in via Coloniola a Como (foto Mattia Vacca)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.