Cultura e spettacoli

De Gregori, 40 anni di passione

Succede che a tre anni dall’uscita di Sigh No More, gli inglesi Mumford & Sons conquistino gli Stati Uniti con una serie di performance live travolgenti. Il sigillo arriva l’estate scorsa con il concerto che la band di Marcus Munford regala nella più suggestiva e scenografica arena del mondo: l’anfiteatro naturale e roccioso di Morrison (Colorado), che aveva già fatto da sfondo alle storiche esibizioni dei Beatles, di Jimi Hendrix, Grateful Dead, Neil Young e Dave Mattheus. In quel luogo magico le canzoni del loro sorprendente debutto, Twistle & Weeds, The Cave, Awake My Soul, si uniscono a quelle del nuovo album Babel, poi pubblicato in settembre, per costruire un live che meglio non potrebbe testimoniare la cifra del gruppo. Perché dal vivo, come oggi forse solo i Wilco, i Mumford & Sons sono strepitosi: i loro dischi sono pieni di promesse folk rock che i loro live puntualmente mantengono. Basterebbe prendere un paio di nuovi brani, Lover’s Eyes e I Will Wait, che le rosse montagne americane hanno consacrato molto prima che arrivasse il Grammy a nobilitarli, per capire tutto il successo che l’ultima “big thing” britannica ha riscosso con due soli lavori. Non sorprende quindi che il loro ritorno in Italia, giovedì 14, alle 21, all’Alcatraz di Milano, sia sold-out da mesi e che le flebili speranze per chi è senza biglietto (si dice che ci siano fan disposti anche a spendere 200 euro) siano legate ai bagarini che da tempo avevano fiutato l’affare.
Francesco De Gregori festeggia 40 anni di carriera portando in giro le sue vecchie canzoni ripulite dall’immortalità sonora a cui le avevano costrette gli anni ’70. Come le cantava una volta non gli piacciono più, ha confessato lo stesso cantautore romano nel bellissimo documentario di Stefano Pistoli “Finestre Rotte”. Così, dopo aver messo vestiti più adatti ai tempi ad Alice e Rimmel, e a tutto il resto del suo immenso patrimonio musicale, De Gregori gli ha affiancato sorelle minori solo per età, come quella “Ragazza del ’95” che spicca il volo nel suo ultimo viaggio sonoro intitolato “Sulla strada”, evidente omaggio a Jack Kerouac.
Un percorso in cui c’è tempo anche per mettere a nudo se stesso come mai aveva fatto prima; basta infatti ascoltare Guarda che non sono io, brano felicemente arrotondato dagli archi di Nicola Piovani, per capire quanto sia ancora urgente la necessità di distacco tra l’uomo e l’artista. Una urgenza velata di malinconia, una richiesta consumata con delicatezza, con una voce che qui si fa nuovamente unica, che mostra più che altrove la cifra umana di quel De Gregori che ha perfino smesso di fare il burbero sul palco. Sabato 16 marzo, alle 21, il suo contagioso cammino si ferma al Salone delle Feste del Casinò di Campione d’Italia.
Unica data italiana, martedì 19 marzo, all’OCA di Milano, alle 21, per la giovane Lindi Ortega diventata in breve tempo l’esponente più accreditata del songwriting canadese.
Cantante e chitarrista di livello assoluto, la graziosa Lindi arriva in concerto dopo aver guadagnato lo scorso anno due nomination per i Juno Awards nelle categorie “New Artist” e “Best Traditional Solo Album”, e l’ingresso nelle difficili classifiche americane tra i 50 dischi più venduti con l’ultimo lavoro in studio Cigarettes & Truckstops. La sua voce suadente e inimitabile è stata definita una miscela tra le ugole di Dolly Parton, Johnny Cash e Emmylou Harris. Non a caso le sue canzoni traggono spunto dai grandi nomi della musica country statunitense, anche se la Ortega si distanzia dai suoi celebri modelli per avvicinarsi a un country più contemporaneo e alternativo, capace di percorre le strade del vintage e della musica d’oggi in maniera originale e creativa.

14 marzo 2013

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