De Santis difende il progetto “Ticosa”. Ma alla presentazione non sono mancate le voci critiche

biblioteca Comunale, presentazione ipotesi di progetto per l'area Ticosa.

Stretta tra il Ticino e Milano, «poli» entrambi capaci di attrarre le forze più giovani e vitali, la città di Como rischia un veloce declino. Già oggi la realtà parla di «un progressivo invecchiamento» del capoluogo lariano e di un «suo sostanziale impoverimento, in particolare per la perdita di un numero drammaticamente significativo di giovani (la maggioranza tra i laureati), che scelgono prospettive di lavoro e di vita lontano da Como».
È stata questa una delle ragioni – forse la più importante a detta dei promotori – che ha spinto Officina Como a promuovere la costruzione sull’area dell’ex Ticosa di un hub della creatività. Qualcosa che potesse convincere i giovani a restare a Como.
Giovedì sera, nella sala conferenze della Biblioteca comunale, è andata in scena la presentazione pubblica del progetto per il recupero dell’area di via Grandi, occasione per il presidente di Officina Como, Paolo De Santis, di ribadire quanto detto più volte, ovvero che «Como non può più tardare nel definire un nuovo progetto strategico di sviluppo».
La riqualificazione dell’area ex Ticosa, così come proposta da Officina Como, andrebbe in questa direzione, prevedendo housing sociale (200 appartamenti da affittare a prezzi calmierati), l’hub creativo – un luogo dove scambiare idee, «parte di un sistema culturale produttivo», ha spiegato l’architetto Angelo Monti – 900 posti auto, di cui 600 a uso pubblico, uno spazio dedicato alle attività commerciali, una parte verde, un collegamento pedonale con via Milano Alta e la rotatoria su via Grandi all’incrocio con la parte finale di viale Roosevelt.
De Santis non ha mancato di rispondere alle molte obiezioni sollevate negli ultimi giorni sul progetto. «Nessun privato vuole mettere le mani sulla Ticosa – ha detto – Abbiamo cercato il capitale più pulito. Fondi che non chiedono un rendimento speculativo, che si accontentano di investire il capitale».
Sulla richiesta di concessione per 99 anni dell’area di proprietà pubblica, il presidente di Officina Como ha negato che fosse a titolo gratuito: «Con il Comune si sarebbe trovata una quadratura economica».
Durante la serata non sono comunque mancate le voci critiche. L’ex presidente del Centro Volta, Tino Tajana , si è chiesto quale fosse lo scopo dell’evento in Biblioteca: «Andare contro la giunta che non ha accettato il progetto? Ma la città non può essere divisa in due parti», ha detto.
Mentre un altro architetto, Bruno Borghesani, ha sollevato obiezioni molto precise. «Nella descrizione del progetto – ha spiegato Borghesani – due cose non mi convincono. Una interna: sono previsti troppi posti auto per una zona che potrebbe essere connessa alla mobilità dolce, ciclopedonale o a quella ferroviaria. La seconda: il progetto si limita all’area di proprietà pubblica, ma l’ex Ticosa fa parte di quello che una volta veniva definito l’asse San Rocco-San Rocchetto, qualcosa di cui non si discute più in termini organici».
Secondo l’architetto Borghesani, tra la «dogana, l’ex scalo merci e l’ex Ticosa negli anni sono successe tante cose che possono inibire potenzialità enormi. I privati hanno presentato progetti slegati tra loro, non c’è una visione urbanistica d’insieme. È tutto troppo veloce e incontrollato e la città rischia di subirne soltanto un gigantesco danno».

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