DECIDIAMO LA SORTE DI QUELL’AUTOSILO

di MARIO GUIDOTTI

Valmulini: dibattito aperto
Speriamo che sia solo una provocazione, o una violenta sberla al sinedrio comunale. Il presidente di Csu propone l’abbattimento dell’auotosilo di Valmulini a causa della sua perdurante inefficienza economica. Ne ha ben donde. Nessuno vi parcheggia l’auto e il bilancio del suo mantenimento è rosso scarlatto.
Lo vedremo demolito? Altra dinamite, altre ruspe? E sul modello Ticosa magari anche discorsi, fanfare e musiche in stile “Cavalcata delle valchirie”? Speriamo ci sia risparmiato un

altro deserto di cemento, un’altra foresta amazzonica, un altro rifugio di disperati alla ricerca di un giaciglio.
Quindi, fuori delle idee per evitare un’altra ferita a Como. Ci abbiamo già provato, ma non c’è verso di vincere, usando le buone maniere, due sciagurate tendenze.
Da parte degli automobilisti non è possibile superare la connaturata accidia di arrivare fino in centro per decidere solo a quel punto dove lasciare la macchina. E da parte dell’amministrazione cittadina non c’è verso di creare un servizio navetta efficiente e comodo, tale da ingolosire l’utente a fargli lasciare l’auto in Valmulini.
Quindi serve altro. Per esempio un bell’Ecopass, in stile Milano, che preveda l’accesso a Como in cambio di un robusto tributo, sicché l’automobilista pendolare dovrebbe giocoforza parcheggiare prima dello stesso per motivi economici.
Della serie: in città parcheggio fa rima con borseggio. Sarebbe una soluzione forte, tuttavia non lontana da quanto succede in altre città italiane ed estere (basta vedere la confinante Confederazione: portare l’auto in città costa eccome), ma decisamente impopolare in un momento pre-elettorale. Ve lo immaginate un aspirante candidato di Palazzo Cernezzi che fa una simile proposta? Ciononostante, non manderemo mai in quiescenza il sogno di un politico che una volta tanto non guardi il tornaconto elettorale ma abbia a cuore il bene dei cittadini, e in questo caso le casse della loro città, oltre alla sua sostenibilità urbanistica.
Se proprio neanche con la leva economica ce la possiamo fare, prima dei martelli pneumatici pensiamo a riciclare la struttura. Se a Genova i magazzini del cotone sono diventati sede congressuale e se un po’ ovunque altri esempi di archeologia industriale stanno rinascendo come nel mito dell’Araba Fenice in varie iniziative edilizie, perché non provarci anche con lo scheletro di un autosilo cilindrico?
Non potrebbe diventare il nostro museo Guggenheim? O che so, un polo espositivo, la fiera campionaria di Como, un centro commerciale, un parco tecnologico.
Vi sembrano farneticazioni? Certo, forse si tratta di un’altra provocazione, ma non è da questo che siamo partiti? Bandiamo un concorso di idee, chiamiamo all’appello le migliori menti, formiamo una cabina di regia, ma per favore usciamo da questo stallo imbolsito, da questo grigiore progettuale, da questa sciatteria urbanistica che, tra cattedrali vuote nel deserto e inutili colate di cemento, sta trasformando Como dalla patria del Razionalismo in una specie di spettrale città abbandonata tipo fantascientifico film post-futurista.

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