Decimata la produzione di miele: annata disastrosa per l’acacia

Miele Produzione miele

Se il clima di questi mesi ha portato una stagione record per i funghi, ha al contempo sortito l’effetto opposto per il miele. «Nemmeno gli apicoltori di lungo corso ricordano una stagione così problematica, almeno da 40 anni a questa parte. Per me, sicuramente, è una situazione mai vista, destinata ad avere ripercussioni anche nei prossimi mesi, dove tutti noi produttori saremo impegnati a salvare i nostri insetti». Annata da dimenticare, dunque, per i territori di Como e Lecco. A testimoniarlo Fabio Villa, giovane produttore di Casatenovo. Una situazione comune a tutta la Penisola, ma che nelle due province lariane ha colpito duro, al punto da azzerare di fatto la produzione della varietà “acacia” (le perdite medie superano il 90%) e di registrare flessioni a due cifre per tutte le altre varietà, ad eccezione di tiglio e fiori alpini: «Mieli prodotti in altura, i cui quantitativi non sono sufficienti, nemmeno lontanamente, a mitigare la situazione». Alle già ingenti perdite per il mancato raccolto, si aggiungono i costi sostenuti (e da sostenere) per tenere in vita gli insetti, alimentandoli artificialmente con gli appositi sciroppi. Le api sono giunte stremate alla fine dell’estate e della stagione produttiva. La causa del cosiddetto “anno nero” è riconducibile al clima: le piogge hanno funestato le prime fioriture e, da allora, è stata un’alternanza di eventi estremi fra grandinate, trombe d’aria, tempeste di acqua e vento e ondate di calore.
«L’annata 2019 sta prospettandosi per il territorio come la più critica e problematica di sempre a causa dell’andamento climatico anomalo», aggiunge il presidente della Coldiretti lariana Fortunato Trezzi. «Le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare e il poco miele che sono riuscite a produrre lo hanno mangiato per sopravvivere: il risultato è che quest’anno la produzione del territorio risulta decimata, mentre le importazioni crescono». A livello nazionale, gli arrivi di miele estero sono risultati pari a 9,7 milioni di chili nel primi cinque mesi del 2019, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, dalle quali si evidenzia che circa la metà arriva dall’Ungheria e quasi il 10% dalla Cina. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria.

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