Decisiva la sorte dei beni confiscati

La vera lotta alla mafia

Leggo su un quotidiano nazionale, più che sconcertato e avvilito, che più amministratori giudiziari di beni confiscati alla mafia in Sicilia (ma non solo)  hanno percepito dallo Stato milioni di euro facendo, peraltro, nello stesso tempo i controllori e i controllati. Più in basso di così a mio avviso non si poteva andare.
Come si fa a confiscare beni mafiosi per poi fare arricchire chi li dovrebbe amministrare per conto dello Stato ovvero per conto dei cittadini? E aggiungo come si fa, e questo è soprattutto  rivolto allo Stato, ovvero governo e Parlamento, a sequestrare e confiscare beni commerciali e produttivi alla gestione mafiosa, diretta o indiretta,  per poi continuare nello stesso percorso della precedente amministrazione illegale, sfruttando l’avviata e spesso remunerativa attività, tale e quale, e senza eliminare i tanti abusi urbanistici e ambientali compiuti, sanandoli di fatto e sfruttandoli economicamente? Ovviamente garantendo l’occupazione a quei lavoratori non consapevoli ed estranei all’illecita gestione.
Un aspetto a mio avviso inquietante, ovvero lo Stato sostituisce la gestione mafiosa di un’azienda per sfruttarla a proprio vantaggio ma, soprattutto, a vantaggio di amministratori incaricati dallo stesso. Dove stanno in tutto ciò l’aspetto etico e il senso civico e sociale, pilastri che dovrebbero sostenere sempre ogni legge dello Stato?

 Alfio Lisi – Catania

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