Decreto Minniti: la Caritas di Como accetta ma non condivide

La Caritas di Como accetta, per spirito di servizio, il decreto Minniti. Anche se non è d’accordo. La «procedura di notificazione» nei centri di accoglienza entrerà in vigore il 12 agosto prossimo. Cosa vuol dire? Il decreto che porta il nome del ministro dell’Interno Marco Minniti, convertito nella legge 46/17, trasferisce ai responsabili delle strutture che accolgono richiedenti asilo il compito di comunicare formalmente agli ospiti gli atti assunti dalle Commissioni territoriali. Ivi compresa, la decisione sugli esiti della loro domanda di asilo e l’ordine di rimpatrio. Un provvedimento che pone un problema duplice, giuridico ed etico, a chi ha a che fare quotidianamente con i migranti.
La Caritas nazionale e anche quella ambrosiana si sono espresse in maniera negativa, tale procedura di fatto trasforma i responsabili dei centri migranti in pubblici ufficiali. Luciano Gualzetti, direttore della Caritas ambrosiana, ha chiesto a Minniti un intervento correttivo «affinché siano i Comuni, le Prefetture o comunque gli enti istituzionali o affidatari della gestione dei servizi dei richiedenti la protezione internazionale ad assicurare la notificazione dei provvedimenti attraverso personale della pubblica amministrazione».
Più concreto e diverso è il parere di Roberto Bernasconi della Caritas diocesana lariana. «Mi sono preso la responsabilità di notificare le decisioni rispetto al futuro dei migranti, che non è di poco conto, per non gravare di altri compiti i nostri operatori. Non sarà facile. Assumiamo una bella responsabilità e un bel rischio, per spirito di servizio nei confronti delle persone migranti. Ferma restando la nostra contrarietà e cioè auspicando che il ministro cambi rotta, abbiamo preferito per la tranquillità dei nostri centri di accoglienza di mettere in atto quanto prescritto dal decreto Minniti. Che è l’ennesima riprova della inefficienza dello Stato, capace solo di delegare all’infinito senza assumersi responsabilità. Noi invece ce le prendiamo, ci assumiamo anche questo compito anche se non lo sentiamo nostro e con i responsabili delle tre cooperative in campo cerchiamo di rispettare alla lettera il decreto, anche se non sarà una strada facile».
L’altra sera il consiglio comunale di Como ha approvato con voto contrario delle opposizioni (Aleotti, M5S, si è astenuto) l’ordine del giorno di Alessandro Rapinese che ha chiesto che «non vengano più aperti in città nuovi centri per dare alloggio ai migranti». Intanto la Caritas diocesana lavora per il medio periodo: «L’emergenza migranti sarà tale anche per i prossimi mesi e anni per cui ci stiamo attrezzando per individuare altre aree e siti di accoglienza, altre strutture. Stiamo lavorando a progetti alternativi all’accoglienza attuale, per evitare a queste persone un presente e un futuro senza fissa dimora», annuncia Bernasconi. Che quantifica in «250-300» gli attuali ospiti del centro di via Regina Teodolinda a Como. «Ora tutto sommato la situazione è tranquilla. Un anno fa era ben diversa, se vi ricordate. Per ora è sotto controllo». Per ora.

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