Degrado al cimitero: la cappella del personale del Comune in gravi condizioni
Cronaca, Territorio

Degrado al cimitero: la cappella del personale del Comune in gravi condizioni

Fotoservizio Antonio Nassa

Cimitero monumentale di Como, via Regina Teodolinda 74. Struttura spesso al centro delle cronache per problemi di degrado e di scarsa manutenzione.
Entrando sulla sinistra, la seconda cappella del porticato di sinistra è tradizionalmente consacrata a ospitare la venerazione della memoria dei dipendenti comunali.
In tutto, sono oltre 150 i defunti che vi riposano.
E la struttura è di quelle in preda al degrado: ragnatele da film horror, infiltrazioni e muri che si scrostano come documenta il nostro eloquente reportage fotografico. Denotano uno stato che poco si confà alla sacralità del luogo e anche al ricordo dei tanti comaschi che hanno dedicato una vita al servizio della comunità locale, nei più vari ambiti.
«Prendo atto della situazione – dice l’assessore ai Servizi Cimiteriali di Palazzo Cernezzi, Marcello Iantorno – Ma la manutenzione è competenza del settore Opere Pubbliche del Comune». Abbiamo cercato ieri di interpellare l’assessore alla partita, Daniela Gerosa, ma senza esito.

Al di là del caso specifico, che speriamo di approfondire nei prossimi giorni, è da notare che strutture simili, ricche di opere d’arte sacra, sarebbero da valorizzare non solo come “libro della memoria” di un’intera comunità, ma appunto anche come grande museo all’aperto.
Como non è Roma né Milano, certo. Non ha la possibilità di istituire visite guidate come avviene al Verano o al Monumentale meneghino. Ma non mancano le associazioni culturali lariane che in passato hanno proposto tour alla scoperta dei tesori di via Regina.
Un fenomeno che parte da lontano. Sul finire del Settecento il cimitero (così come per le chiese) è per scultori e architetti un’occasione per misurarsi con il tema funerario, antichissimo e solenne, rappresentazione simbolica della società e dei suoi uomini illustri, diventando così, come detto, una sorta di museo di belle arti a cielo aperto. Anche a Como il fenomeno ha prodotto esiti significativi all’inizio dell’Ottocento, con il moderno Cimitero monumentale costruito – si legge nel cartello posto a fianco del cancello principale – dall’architetto Luigi Tatti che risponde a queste nuove istanze culturali. Al suo interno si possono ammirare sepolture neoclassiche accanto alle opere di artisti del calibro di Vincenzo Vela, Gianino Castiglioni, Ernesto Bazzaro, Luigi Agliati, Antonio Tantardini, Francesco Somaini e Giuseppe Terragni. Senza contare che qui riposa l’architetto futurista Antonio Sant’Elia, morto in guerra nel 1916. Fu il primo a riposare nel cimitero degli eroi di Monfalcone che egli stesso aveva progettato. Nel 1921 la sua salma fu traslata al Monumentale di Como.
Lorenzo Morandotti

6 aprile 2017

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