Delitto di Sorico: il mistero dell’arma. Molti i punti ancora da chiarire

conferenza carabinieri su arresto per omicidio di Sorico

Avrebbe ammesso di aver colpito più volte il fratello con una spranga di ferro trovata nella camera da letto di Arno Sandrini, ma di quell’arma non c’è traccia, nonostante la casa sia stata passata più volte al setaccio dai carabinieri della compagnia di Menaggio. Poi, avrebbe negato di aver usato un coltello per colpire il fratello al polpaccio della gamba destra, eppure l’autopsia ha lasciato pochi dubbi sul tipo di arma usata per provocare quella lesione. Insomma, nonostante le risposte date da Pietro Sandrini al giudice delle indagini preliminari di Como Carlo Cecchetti, non tutto torna nella ricostruzione di quanto avvenuto nella casa di Sorico la notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2019. Compreso il fatto che il sospettato, nel corso del proprio interrogatorio, avrebbe detto di non essersi accorto di aver fatto così male al fratello, e di non aver valutato le ferite nella loro reale gravità.

Eppure, da quanto sarebbe emerso, la camera da letto era ricoperta di sangue. Difficile dunque non accorgersi di quanto accaduto, primo perché le tracce ematiche erano ovunque, compreso sui sandali e gli indumenti di Pietro Sandrini, secondo perché comunque il 43enne di Sorico – nonostante la luce in casa fosse staccata a causa del mancato pagamento della bolletta – in mano aveva una torcia e pure il telefono cellulare, che dunque un bel po’ di luce la facevano nel locale.

Sandrini avrebbe anche ammesso, di fronte al giudice, di essere stato alterato dall’alcol, che dunque potrebbe aver giocato un ruolo in quel barbaro pestaggio avvenuto a causa di una bolletta non pagata e del conseguente distacco della corrente elettrica dalla casa di via Nigolo.

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