Delitto di Carugo: «Moglie incapace di comprendere la realtà»

I carabinieri del reparto scientifico impegnati nei rilievi a Carugo dopo l'omicidio di Alfio Molteni

«Disturbo schizo-affettivo», con «tratti paranoici», «labilità affettiva» e «componenti narcisistiche e istrioniche». Elementi utili a disegnare un «quadro di compromissione severa che ha avuto ricadute sulla capacità di intendere il significato delle azioni» che hanno condotto alla morte del marito, Alfio Molteni. È questa la tesi di Massimo Picozzi, consulente di parte della difesa di Daniela Rho, donna accusata di essere la mandante del delitto del coniuge. I legali della signora, proprio in forza di tale elaborato a firma del professor Massimo Picozzi, hanno chiesto al gup una perizia psichiatrica il cui incarico verrà affidato nel mese di settembre. Solo in seguito si arriverà alla sentenza con il rito abbreviato. La tesi del consulente di parte infatti è che Daniela Rho, all’epoca dei fatti per cui è stata arrestata, «fosse solo parzialmente capace di intendere e di volere». Una tesi che ovviamente non può non far discutere visto il presunto piano – secondo quanto ricostruito dalla Procura di Como – che nelle intenzioni doveva portare a screditare il marito, attraverso una serie di atti persecutori poi degenerati, al fine di ottenere l’affidamento esclusivo delle figlie. Anche l’ultima spedizione della sera del 14 ottobre 2015 doveva essere un avvertimento e invece il proiettile causò la morte dell’architetto di Carugo. Picozzi, nome molto noto nell’ambito della criminologia (ha lavorato su casi come la strage di Erba, ma anche l’omicidio di suor Laura Mainetti a Chiavenna, a Cogne, Novi Ligure e sulle Bestie di Satana) ha poi aggiunto nella propria consulenza di parte che «nell’affrontare i passaggi che l’hanno condotta alla detenzione – riferendosi alla Rho – ha spesso mostrato atteggiamenti incomprensibili, come se faticasse a comprendere la realtà dei fatti lasciando nell’interlocutore una sensazione di sconcerto».

«Non si tratta di banale ingenuità – prosegue Picozzi – e nemmeno di un meccanismo di difesa» studiato per prendere le distanze dai fatti, bensì di «un assetto chiaramente patologico». Fin qui la tesi della difesa. Da settembre però la parola passerà al perito nominato dal giudice dell’udienza preliminare. E intanto le sorprese potrebbero non essere finite. Perché anche la difesa di Alberto Brivio, amante della Rho, coindagato per il delitto e fino ad oggi rimasto in silenzio, ha convocato una conferenza stampa per la prossima settimana. La sua versione dei fatti era l’unica che ancora mancava in questa brutta storia brianzola.

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