Delitto del Don Guanella. «Sospettavamo la compagna di stanza della vittima»

© | . casa di riposo Don Guanella.

«I nostri sospetti all’inizio erano sulla compagna di stanza della vittima».
Poi però le videocamere nascoste dalla squadra Mobile di Como immortalarono una mano che prendeva di nascosto dei guanti blu, dello stesso tipo utilizzato per soffocare Dolores De Bernardi. «Non poteva essere il braccio di un dipendente del Don Guanella, non indossava il camice. La manica del maglioncino era di colore amaranto, dello stesso tipo vestito quel giorno dalla compagna di stanza. Ma erano ben evidenti delle macchie sulla pelle molto caratterizzanti e in più quella mano non aveva l’anello, come invece era solita portare la compagna di stanza della signora Dolores De Bernardi».
Fu così – come raccontato ieri in aula da un uomo della squadra Mobile di Como – che le indagini iniziarono a prendere tutta un’altra strada. Quella che ha poi portato ieri in aula, di fronte alla Corte d’Assise, Antonietta Pellegrini, 80 anni (ai domiciliari) accusata della morte di un’ospite 91enne della casa di riposo trovata soffocata da due guanti in lattice blu.
Delitto che risale al 24 settembre 2017.
Il movente sarebbe da ricercare nelle urla e nei disturbi che la degente arrecava agli altri ospiti, tra cui il marito (oggi deceduto) dell’imputata.
La donna, 80 anni, ieri era presente di fronte alla Corte. In aula sono sfilati tutti i testimoni dell’accusa, gli uomini della Questura che effettuarono le indagini e i dipendenti della casa di riposo che ritrovarono il corpo senza vita: «Notai con la coda dell’occhio un lembo blu che usciva dalla bocca della signora… capii che c’era qualcosa di strano, chiamai subito l’infermiera ma ormai non c’era più nulla da fare», ha testimoniato la prima dipendente che si accorse dell’accaduto. Per il pm Simona De Salvo, l’imputata non deve rispondere solo del delitto ma anche del tentativo di dare la colpa alla compagna di stanza della vittima nascondendo dei guanti nelle poltrone e nel letto usati da quest’ultima. «Una volta vidi la signora Pellegrini nascondere un guanto in una poltrona», ha testimoniato al riguardo un’altra dipendente.
Ma contro l’imputata c’è anche una intercettazione ambientale nella sua camera al Don Guanella, che le era stata data per stare vicino al marito degente. Le telecamere nascoste nel calorifero e il microfono (occultato in una presa della luce) raccolsero parole riportate ieri dall’ispettore capo della Mobile che seguì le indagini: «La signora pregava ad alta voce – ha riferito – Chiedeva perdono per quanto aveva fatto. Diceva: “Non l’ho fatto per farle del male ma per non farla soffrire”». Di fronte alla Corte d’Assise sono sfilati, nel corso della mattinata, tutti i testimoni a disposizione della pubblica accusa. Non ci sono parti civili costituite. Dalla prossima udienza, fissata per il 28 giugno, inizieranno a parlare i testimoni della difesa chiamati dagli avvocati Fabrizio Lepore e Michele Monti .
M.Pv.

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