Delitto Mancuso, aperto a Como il processo dopo 11 anni. La vedova: «Ormai non ci speravo più»

Tribunale di Como, palazzo di giustizia

Undici anni dopo l’omicidio di Franco Mancuso, ucciso in un bar di Bulgorello di Cadorago l’8 agosto 2008, ieri mattina, in Tribunale a Como si è aperto il processo ai presunti responsabili del delitto. L’accusa è rappresentata dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), Cecilia Vassena.

Due gli imputati: Bartolomeo Iaconis, nato a Giffone, Reggio Calabria, 60 anni fa; e Luciano Rullo, 51enne di Como. Per l’accusa sarebbero rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale del delitto dell’estate del 2008.

I due imputati non erano presenti nell’aula della Corte d’Assise di Como. Hanno seguito l’udienza collegati in videoconferenza rispettivamente dal carcere di Terni, in Umbria, e di Asti, in Piemonte.

Tra le prime richieste avanzate in apertura del processo, proprio quella del legale di Bartolomeo Iaconis, l’avvocato Maurizio Gandolfi, di spostare in un penitenziario più vicino il detenuto. L’altro imputato, Luciano Rullo, è difeso dall’avvocato Jacopo Cappetta.

In aula anche la vedova di Franco Mancuso, Teresa Caporsoli, che è assistita dal legale Giuseppe Guanziroli. «Non ci speravo più dopo tanti anni – ha detto a margine dell’udienza la vedova Mancuso – Speriamo almeno che la legge sia dalla nostra parte, che sia fatta giustizia. Altro non posso dire. Proverò a seguire il processo, anche se non sarà facile, non so se avrò la forza di esserci sempre».

Nella prossima udienza saranno sentiti i primi testimoni citati dall’accusa. Complessivamente, saranno una settantina le persone che dovranno comparire in aula. Già fissato un calendario di udienze con l’ipotesi di avere la sentenza entro la fine del marzo prossimo.

Franco Mancuso, padre di tre figli, residente con la famiglia a Caslino al Piano, era stato ucciso in pieno giorno mentre era seduto al tavolino del bar Arcobaleno e stava giocando a carte con alcuni amici. Un’esecuzione, con modalità tipiche di un agguato mafioso che, secondo la Dda, avvenne per ritorsione al termine delle liti tra la vittima e Iaconis.

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