Delitto Molteni, il giallo dell’agente in carcere
Cronaca

Delitto Molteni, il giallo dell’agente in carcere

La scheda telefonica che Daniela Rho aveva fatto intestare a una dipendente, la relazione dell’esperto balistico sulla polvere da sparo rilevata nella macchina di uno degli imputati, il giallo dell’agente della polizia penitenziaria che avrebbe parlato con un detenuto di rivelazioni sul delitto.
Ultime udienze prima dell’avvio delle discussioni finali e ancora colpi di scena nel processo per l’omicidio di Alfio Vittorio Molteni, l’architetto ucciso a Carugo il 14 ottobre 2015.
La scorsa settimana, in aula era comparso un presunto supertestimone, il detenuto Umberto Mastronardi, che nel carcere del Bassone avrebbe ricevuto le confidenze di Michele Crisopulli, già condannato in primo grado per l’omicidio dell’architetto Molteni.
Per verificare l’attendibilità del teste, il pubblico ministero Pasquale Addesso ha convocato alcuni agenti della polizia penitenziaria del Bassone per verificare se effettivamente uno di loro, come sostenuto da un altro degli imputati, Vincenzo Scovazzo, avesse assistito a questo colloquio. Il giallo è però rimasto tale: Scovazzo ha dichiarato di aver riconosciuto l’agente in questione, che ha però negato di aver parlato con Mastronardi e con lo stesso Scovazzo del delitto Molteni.
Tra le testimonianze più significative anche quella di due dipendenti dell’azienda Armando Rho.
Una, Caterina Cevola, addetta alle pulizie, ha dichiarato di aver acquistato per Daniela Rho, la moglie della vittima accusata di essere il mandante del delitto, una scheda telefonica che è stata intestata alla stessa Cevola ma che è poi stata utilizzata dalla Rho. Un’utenza che potrebbe essere servita per i contatti con i presunti esecutori materiali del delitto.
Sentiti tra gli altri i consulenti tecnici delle difese, compreso l’esperto balistico Luca Soldati. «Le tracce di polvere da sparo rinvenute sulla macchina di Crisopulli – ha spiegato – sono compatibili con quelle trovate sui vestiti della vittima e possono dunque essere state portate sulla macchina da chi ha sparato o da una persona che era vicina».
Dopo la conclusione delle audizioni dei testimoni delle difese, già dalla prossima udienza potrebbero iniziare le discussioni finali e il processo dunque avviarsi verso la conclusione, con le richieste di condanna dell’accusa per gli imputati, tra i quali il commercialista Alberto Brivio, accusato di essere con Daniela Rho il mandante del delitto.
A.Cam.

8 marzo 2018

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Redazione Corriere di Como

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