Dem e LegaCoop, “strappo” definitivo

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È scontro sull’appalto calore di Como

Nel giorno in cui il leader storico della Lega delle Cooperative, Giuliano Poletti, giura da ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del primo governo Renzi, a Como si consuma lo strappo (forse) definitivo tra il Partito Democratico e il mondo della cooperazione “rossa”.
Definizione, quest’ultima, che non piace ai dirigenti della Lega Coop, ma che sintetizza in modo efficace un mondo imprenditoriale da sempre legato alla sinistra politica. La frattura è avvenuta sulla questione del

cosiddetto “appalto calore”, la gara che il Comune di Como ha indetto per assegnare la gestione del riscaldamento degli edifici pubblici nei prossimi anni. Il presidente della Lega Coop di Como e Lecco, Renato Brenna, ha chiesto nei giorni scorsi un incontro con il gruppo consiliare del Pd per illustrare perplessità e dubbi su un capitolato di appalto giudicato poco efficace e inattuale, anche alla luce delle nuove normative in materia.
Un incontro che il capogruppo Pd a Palazzo Cernezzi, Stefano Legnani, non ha voluto concedere.
«Personalmente – ha scritto Legnani rispondendo a Brenna – ho qualche dubbio nel considerare LegaCoop “portatore di interessi diffusi”, essendo forse più correttamente inquadrabile nella categoria dei legittimi portatori di interessi privati».
Imprese associate a LegaCoop, infatti, partecipano alla gara in più raggruppamenti temporanei di aziende.
«La materia degli appalti è regolata da norme molte precise per garantire la correttezza e l’imparzialità della pubblica amministrazione nella procedura di gara. È di tutta evidenza l’inopportunità di incontri tra organi politici o loro articolazioni e soggetti che direttamente o indirettamente sono interessati alla gara, anche per la rilevanza degli interessi pubblici e privati in gioco – aggiunge Legnani, il quale fa notare poi come – nella relazione allegata alla domanda di convocazione del consiglio comunale» siano «illustrati ampiamente i motivi che, a dire dei richiedenti, giustificherebbero la revoca della procedura di gara».
Ragione per cui, conclude il capogruppo Pd, l’incontro richiesto «non s’ha da fare».

Nella foto:
Stefano Legnani

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