Depressione da Covid, i più colpiti adolescenti e singles

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Come stanno i comaschi dal punto di vista dell’equilibrio mentale, alle prese da quasi un anno con il coronavirus?
«Aumentano sensibilmente ansie e depressioni», dice lo psicanalista Roberto Pozzetti, che ha clienti anche svizzeri e tiene incontri gratuiti via Skype con l’associazione InOut di Albate (il prossimo il 20 gennaio dalle 9 alle 12, informazioni al numero 344.158.75.45).
Dieci mesi fa, in piena prima ondata, Pozzetti aveva registrato un aumento degli attacchi di panico con l’insorgere dell’epidemia.
Pozzetti ha dedicato un libro con postfazione di Massimo Recalcati, Senza confini (Franco Angeli) proprio alle crisi di panico. E a marzo uscirà un nuovo libro di cui è coautore dedicato proprio alle conseguenze del Covid-19 sullo stato mentale.
Viviamo una società liquida e social, dove l’individualismo regna.
Per Pozzetti impera il “paradigma immunitario” in cui l’altro rischia di essere vissuto sempre più come pericolo. «L’epoca liquida che per anni è stata descritta sulla base delle ricerche del sociologo Zygmunt Bauman con la pandemia è però da considerarsi finita – dice Pozzetti – Siamo alla ricerca di basi solide. Lo vediamo in chi dimostra le fragilità più evidenti in questa fase, ossia i single e gli adolescenti. Che chiedono al terapeuta uno sforzo in più per entrare in sintonia con il loro malessere. Dobbiamo lavorare sui tempi lunghi, non sul presente che è sinonimo di crisi senza via di uscita. La Rete è la nostra casa, è vero, ma la dipendenza dal web è l’ultimo dei problemi, se usiamo i bit per rimanere in contatto col mondo. La realtà – dice Pozzetti – è che ho riscontrato maggior sofferenza e tristezza nella seconda ondata che nella prima. All’inizio il Covid ci aveva spaventato, ci ha messo di fronte una situazione inedita, cui non eravamo abituati. Ma avevamo una prospettiva di speranza, avevamo di fronte la primavera e anche se con le limitazioni che conosciamo si è potuto tornare almeno a una certa normalità. Ora siamo in pieno inverno che è il periodo di per sé in cui si è più inclini alla malinconia. E con l’aggravarsi della pandemia continuiamo a non poter avere una vita sociale, dobbiamo evitare luoghi chiusi e relazioni».
Adolescenti e single come detto sono i più vulnerabili nel Comasco.
«Molti giovani vengono in terapia con sollievo – dice Pozzetti – È l’unico momento in cui possono uscire di casa. Per il resto sono divisi tra didattica e studio a distanza e socialità tramite web. Gli adolescenti, a parte una breve parentesi in settembre quando la didattica in presenza si è avuta al 50%, è da un anno che non vanno a scuola. E “in presenza” significa molto, non solo colloquio diretto con l’insegnante, la fonte del sapere, ma empatia, possibilità di ascolto, relazioni fondamentali che permettono all’educatore di capire se un giovane ha problemi, ad esempio se sta finendo nel tunnel dell’anoressia. Con la didattica a distanza tutto questo decade. Ecco il lato oscuro del digitale e questo vale anche per chi lavora da casa».
Oggi i giovani manifesteranno in piazza Volta. «Dimostrano il desiderio di incontrarsi, di dire la loro – dice Pozzetti – È un’energia positiva».
Come detto altra categoria a rischio sono i single: «Chi ha scelto o si trova dopo un divorzio a non avere legami stabili ha azzerato la sua socialità – dice Pozzetti – Il lavoro si svolge per lo più da casa o in uffici svuotati, al bar o a calcetto con gli amici non si può andare, figuriamoci le ferie in qualche località esotica. Resta Internet per qualche avventura, ma rimane virtuale; chi si fida ad andare oltre? Per contro nessun paziente parla più di prostituzione. Sotto le feste di Natale a causa delle restrizioni da zona rossa i single sono tra quelli che hanno sofferto di più le conseguenze della pandemia. E poi rimane un problema di fondo: chi ha già patologie in corso si è trovato spiazzato, tutti parlano di coronavirus, e giustamente, ma nessuno più parla di tossicodipendenze o di anoressia. Problemi aperti che rimangono tali e anzi si inaspriscono perché il tema unico è il Covid. Noi terapeuti siamo chiamati a curare con accortezza nel rispetto delle norme sanitarie, ma dobbiamo soprattutto instillare in questi soggetti a rischio di crollo un desiderio di futuro: potrò conoscere una donna in primavera? Potrò organizzarmi una vacanza estiva? Avremo lezioni in presenza? Dobbiamo tornare a essere formichine, a pensare al domani e non all’oggi. Per questo dico: altro che società liquida, non c’è più posto per legami friabili, c’è voglia di solidità, anche sul piano economico: prima vinceva la deregulation, ora vince l’intervento statale senza il quale fallimento e bancarotta sembrano le uniche prospettive. Abbiamo davvero cambiato paradigma, la crisi ci insegna anche questo».

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