Deputata ticinese denuncia: «Diritti violati a Chiasso»

Migranti a Como

La Svizzera sta violando la Convenzione di Ginevra sui richiedenti asilo? O esistono accordi riservati tra l’Italia e la Confederazione con i quali è stato deciso di blindare il confine Sud elvetico?
La domanda, che somiglia molto a una denuncia, arriva direttamente da Lisa Bosia Mirra, deputata socialista al Parlamento ticinese e presidente della Associazione Firdaus, attiva nell’aiuto ai migranti in difficoltà.
La parlamentare socialista da dieci giorni trascorre le sue giornate tra la stazione San Giovanni e i prati che si aprono a fianco della grande scalinata di piazzale San Gottardo. «Cerchiamo di offrire assistenza e di aiutare soprattutto i minori non accompagnati», racconta Bosia Mirra.
Dalla stessa deputata ticinese giunge la denuncia di una «nuova prassi nell’iter della richiesta di asilo e dei successivi respingimenti da parte delle Guardie di Confine. Moltissime persone vengono rimandate indietro senza permettere loro di chiedere asilo. Almeno per il 60% sono eritrei, molti i minorenni non accompagnati e persone che dichiarano di voler raggiungere i propri parenti in Svizzera».
Oltre agli eritrei, tra i migranti vi sono anche «etiopi, somali, afghani e altre persone provenienti dall’Africa dell’Ovest, dal Mali e dal Sudan».
Il racconto di ciò che accade alla frontiera di Chiasso è drammatico.
«Abbiamo preparato un foglio di accompagnamento in cui ciascuno è in grado di dichiarare per iscritto la propria volontà di chiedere asilo e la residenza dei genitori, dei fratelli o delle sorelle – dice ancora Lisa Bosia Mirra – Tutte queste persone sono stati rinviate in Italia. Soltanto un minorenne non accompagnato, ferito, il cui padre vive a Zurigo con una sorella, è riuscito dopo un primo respingimento a farsi registrare. Tutti gli altri sono stati rinviati, con modalità discutibili», aggiunge la parlamentare socialista.
Straziante la storia di «tre fratelli, due dei quali minorenni, che volevano raggiungere il quarto fratello maggiorenne in Svizzera. Sono stati separati. Il primo a essere espulso è stato il più piccolo, di soli 14 anni. Poi quello di 16. Del terzo fratello non abbiamo ancora notizie».
Lunedì, nel giorno in cui la Confederazione ha celebrato la sua festa nazionale, «abbiamo dato questo foglio di accompagnamento a dieci persone, tutte al primo tentativo di chiedere asilo. Qualora fossero respinti anche loro – sottolinea la parlamentare del Ps svizzero – avremmo la prova che viene impedito anche soltanto di presentare la domanda di asilo e che le persone vengono respinte sulla base del fatto che provengono dall’Italia».
Bosia Mirra ha inviato la sua protesta e un report di quanto sta accadendo ad alcune importati associazioni attive anche a livello internazionale: Amnesty International, Vivre Ensemble e l’agenzia Habeshia .
«A questo punto – aggiunge la deputata socialista – mi chiedo se tra Italia e Svizzera vi siano accordi riservati che giustifichino una situazione altrimenti intollerabile. Stiamo mettendo queste persone in mano ai trafficanti di uomini. Oggi (ieri, ndr) ho parlato con una donna incinta di 8 mesi e 26 giorni. Mi ha detto di voler raggiungere la Germania dove ha alcuni parenti. Che cosa accadrà? La faremo partorire sui prati della stazione San Giovanni?».
«Vogliamo sapere, e perciò chiediamo alle competenti autorità di chiarirlo, su quale base avvengano questi respingimenti – conclude Lisa Bosia Mirra – Sappiamo per certo che alcune persone sono accolte ma non capiamo perché, ad esempio, un fratello venga accolto e l’altro respinto. Ci sono forse delle quote? La stessa procedura di respingimento è valida anche negli altri Centri di Registrazione e Procedura della Confederazione (Crp) oppure soltanto a Chiasso?».

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