Destra e sinistra divise sulla questione moschea

Le reazioni della politica lariana
Dai capigruppo Pd e Pdl risposte diametralmente opposte alle richieste islamiche
La “questione moschea” è aperta da 6 anni. Da quando, cioè, dopo la chiusura dell’ex moschea di via Pino, la comunità islamica di Como chiede al Comune un locale dove poter pregare.
Dopo la manifestazione di ieri, la politica, ancora una volta, si spacca secondo lo schema più classico: centrosinistra possibilista, centrodestra contrario all’ipotesi di una moschea a Como. O, meglio, di un’altra moschea, perché – come ribadito ieri mattina dalla comunità islamica di via Pino

– in città esistono almeno 2 strutture per il culto dei musulmani, in piazzale Monte Santo e in via Borgovico.
«Quante moschee bisogna avere a Como? – chiede Claudio Corengia, capogruppo del Pdl in consiglio comunale – Non sono già sufficienti quelle esistenti? La comunità di via Pino non può frequentarle? Perché? Esistono problemi tra le diverse comunità islamiche?». Il culto religioso tra le comunità è lo stesso. Cambia la provenienza: mentre in via Borgovico (e anche in piazzale Monte Santo) i fedeli sono in prevalenza turchi, la comunità di via Pino è composta anche da nordafricani e mediorientali.
«Non credo – insiste Corengia – che trovare un altro posto per una moschea sia il principale problema della città. Non ne vedo la necessità». Riguardo alla richiesta di tornare a pregare, temporaneamente, nei locali di via Pino riaperti come centro culturale islamico, Corengia osserva che «quella zona non è adibita a luogo di culto. Non è una questione di principio: l’area non ha le condizioni necessarie per una simile funzione».
Sulla questione Islam, conclude Corengia, «il Pdl comasco è compatto».
Diversa l’opinione di Mario Lucini, capogruppo del Pd e candidato sindaco per il centrosinistra nel 2012. «La questione è appesantita da un’evidente difficoltà di dialogo, dovuta alle prese di posizione di ambo le parti – premette Lucini – E se la manifestazione dei musulmani è stato un gesto un po’ eccessivo («iniziativa esagerata», l’aveva definita il vescovo, monsignor Diego Coletti), dal Comune negli anni è arrivata una chiusura totale. Per quanto riguarda via Pino, all’atto pratico non vedo la differenza tra una conferenza e una preghiera. Bisogna stare attenti all’aspetto logistico, contenere eventuali disagi al traffico e al quartiere. Ma, ripeto, che gli islamici si trovino per tenere una conferenza o per pregare, non fa differenza». Lucini apre anche all’ipotesi di una nuova moschea. «Non bisogna per forza edificare, sono dell’idea che il territorio vada risparmiato. Si potrebbe, invece, pensare di riconvertire spazi esistenti ma inutilizzati. Se gli islamici presentassero una proposta concreta, andrebbe valutata».

Andrea Bambace

Nella foto:
Le forze dell’ordine schierate ieri davanti ai cancelli del municipio di Como

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