Di Bari – La mia verità

Calcio – L’ex presidente allo scoperto: «Non voglio mettere i bastoni fra le ruote a nessuno. Ma chiedo i 450mila euro che ho messo per la fideiussione d’iscrizione al campionato»
«Penso che questa sarà la mia ultima intervista sul Calcio Como. Poi basta, ma almeno voglio che le cose siano chiare per tutte, perché io non ci sto a voler passare per il cattivo a tutti i costi».
È un Antonio Di Bari deciso, quello che intende chiarire la sua posizione rispetto alle vicende societarie che riguardano il Calcio Como.
L’ex presidente, ora azionista di minoranza, lo fa in maniera pacata, senza alzare i toni. «Ma voglio che la gente, e soprattutto i tifosi, sappiano
, alla luce del sole, le mie mosse e i miei pensieri. Poi siano loro a tirare le conclusioni».
«La mia posizione – spiega Di Bari – è quella che ho spiegato qualche settimana fa ad alcuni sostenitori che mi sono venuti a trovare. Io voglio il bene del Calcio Como e non voglio fare quello che mette i bastoni fra le ruote ai dirigenti di questa squadra».
L’ex presidente, insomma, intende uscire dalla società. «Lo farò cedendo le mie azioni al prezzo simbolico di un euro», specifica. Ma allo stesso tempo Di Bari spiega: «In questo momento ci sono 450mila euro miei che garantiscono l’iscrizione della squadra al campionato di Prima Divisione. Sono ben disponibile ad uscire, ma vorrei ovviamente essere sollevato da questa fideiussione».
«A me la svolta societaria che Rivetti ha deciso di fare va bene – spiega ancora Di Bari – Mi fa piacere che solidi e seri imprenditori comaschi abbiano deciso di dare una mano alla squadra della loro città. Io non voglio mettere il bastone tra le ruote a questo progetto: voglio che la cosa sia chiara. Esco senza fare problemi, ma ritengo giusto che, al momento di lasciare questo club, mi vengano restituiti i 450mila euro che ho messo io. Ritengo sia un mio diritto essere liberato da questa fideiussione e da quella, mia e di Enzo Angiuoni, che dà garanzie sull’ipoteca che grava sul centro di Orsenigo».
Una volta fatti questi atti, Antonio Di Bari darà l’addio definitivo al Calcio Como. «Esatto – dice l’ex numero uno – Ed è per questo che voglio fare chiarezza con la piazza. La mia disponibilità a non creare problemi c’è sempre stata, al di là di quello che può essere stato detto su di me, sono disposto a regalare le mie azioni, però penso sia allo stesso tempo giusto essere tutelato per quanto riguarda i 450mila euro che ho messo io».
L’ex massimo dirigente lunedì prossimo non si presenterà all’assemblea dei soci convocata da Amilcare Rivetti. «Manderò il mio legale e il mio commercialista – spiega – a chiarire questi aspetti».
Per quanto riguarda il fronte sportivo, Di Bari si concede già un bilancio. «Devo dire, però, che a me non piace parlare di me stesso. Penso che il giudizio tocchi ai tifosi: a loro dico di guardare il fronte sportivo. Il dato di fatto è che quando sono arrivato questa squadra giocava nel campionato di serie D e nel momento in cui è subentrato un altro presidente era in piena lotta per entrare nei playoff promozione per la B».
L’ex presidente è critico rispetto alle ultime scelte che sono state fatte sul fronte tecnico. «Ernestino Ramella è stato esonerato solo per il fatto di essere considerato un mio uomo – dice Di Bari – Non sono stati considerati i suoi risultati e le difficoltà con cui è stato costretto a convivere».
E il mercato? L’azionista di minoranza (è suo il 45%) è contrariato: «Sono stati lasciati andare giocatori come Lewandowski, Filippini e Zullo che avevano uno stipendio che a noi costava 1.500 euro mensili. Grazie ad accordi con i loro club di provenienza, erano infatti questi ultimi ad accollarsi la maggior parte dello stipendio. Erano un patrimonio del Como».
«In compenso – dice ancora Di Bari – sono stati tenuti calciatori con gli stipendi più alti, gente che prende 13-14mila euro al mese, compresi elementi che finora non hanno combinato molto, come Ripa, che tra l’altro allo scorso mercato poteva anche essere ceduto».
«Ora, invece, c’è una squadra che sembra una Pro Patria 2 – conclude Antonio Di Bari – da quel club, infatti, arrivano il responsabile dell’area tecnica, Antonio Tesoro, l’allenatore, Giuseppe Manari e ben sei giocatori, Gianbruno, Som, Toledo, lo stesso Ripa, Urbano e pure l’ultimo acquisto, Imburgia. Sicuramente io non mi riconosco più in questo Calcio Como».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Antonio Di Bari, ex presidente del Como, oggi azionista di minoranza del club lariano

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