Diagnosi all’opposto: oculista condannata

La bimba valutata miope era ipermetrope astigmatica
(m.pv.) Un calvario durato dal 25 ottobre al 28 novembre 2011. Il tempo intercorso tra una sbagliata diagnosi oculistica su una bimba di dieci anni – reiterata per due volte – fino all’intervento di un secondo medico che non ha fatto altro che levare quegli occhiali correttivi che invece di migliorare la situazione avevano provocato uno «strabismo convergente». Perché alla piccola, ipermetrope astigmatica, era stata invece diagnosticata una miopia.
Per questa vicenda assai particolare, ieri una professionista (medico oculista di 56 anni residente in Brianza) è stata condannata a un mese di pena e a una provvisionale di risarcimento danni da 5.000 euro in attesa della definizione civile della vicenda. Il tutto inizia quando la bimba ha un calo della vista. I genitori la portano per una visita dall’oculista. La diagnosi, come detto, «è errata» e soprattutto all’opposto. Da questo momento in avanti la piccola inizia a peggiorare invece che migliorare, con forti mal di testa e conati di vomito. Il 28 novembre 2011, la scuola preoccupata chiama i genitori perché la bimba non sta bene. Viene portata al pronto soccorso, inviata di nuovo all’oculista che tuttavia conferma la diagnosi errata rinviando la visita a febbraio. I genitori però sono esausti e si rivolgono ad un altro oculista che visita la piccola e compie un semplice gesto: le leva gli occhiali.
Piano piano, nei giorni successivi, la situazione migliora, il mal di testa passa e così i conati di vomito. E pure lo «strabismo convergente» passa. Papà e mamma segnalano l’accaduto alla Procura di Como che apre una inchiesta sull’accaduto con l’ipotesi di reato di lesioni gravi con una prognosi di 40 giorni.
La vicenda, come detto, è approdata in tribunale con la sentenza letta ieri mattina dal giudice monocratico di Como Walter Lietti.

Nella foto:
La sentenza è stata letta ieri mattina al piano terra del palazzo di giustizia di Como

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