Dialogo tra religioni: le prospettive secondo Massimo Cacciari

Massimo Cacciari Massimo Cacciari

Papa Francesco, la sua figura, i principi e la tradizione a cui si ispira la sua azione, il nuovo corso della Chiesa cattolica che da essa deriva e le conseguenze sul futuro dell’Ekklesia, della comunità cristiana nel mondo. E poi, ancora, il dialogo interreligioso, in particolare con l’altra grande religione monoteista, l’Islam. Un dialogo messo a durissima prova in queste prime settimane del 2015. Sono stati i temi principali dell’intervento di Massimo Cacciari, nella serata che ha inaugurato, lunedì scorso, la nuova serie di appuntamenti della serie “Pensieri al centro”, con cui il Centro Cardinal Ferrari e la Diocesi di Como intendono affrontare il dibattito sul tema dell’incontro.
«Quello di Francesco è un papato che sposta gli equilibri interni al mondo cattolico dall’Europa al resto del mondo. Ormai sono più i cattolici in Sudamerica, in Africa, in Asia che in Europa», ha detto il famoso filosofo veneziano alla folta platea intervenuta alla serata.
E la sua elezione al pontificato è frutto di questo spostamento della bilancia demografica. Un papato, dunque, che “promette” di ridurre il continente che è stata la culla del Cristianesimo a semplice “provincia” di questa fede, una tra le tante.
Per prima cosa, il filosofo veneziano ha posto l’accento su quelli che ritiene siano i pilastri fondamentali di questo nuovo stile papale. Il primo è la povertà, «non come pauperismo ma come capacità di essere vuoti dentro per poter accogliere».
La povertà evangelica e francescana – e a questo proposito Cacciari sottolinea l’importanza simbolica del nome da Pontefice che Jorge Mario Bergoglio si è scelto – è quella condizione di spirito che ti permette di incontrare l’altro, colui che non è cristiano.
Poi viene l’universalità della Chiesa, perché papa Francesco «si rivolge ai cristiani ma anche ai non cristiani per trasmettere l’idea che la Chiesa è pellegrina, non sta mai ferma».
Anzi, la Chiesa è semper reformanda, sempre in movimento. Non è una casa in cui mettere radici (e magari le pantofole), ma una istituzione dinamica, sempre in un momento di cambiamento, «sempre in itinere», in viaggio, come l’ha definita Cacciari nel suo intervento.
Terzo pilastro fondamentale di questa nuova Ecclesia è il fatto che la Chiesa «non esprime più certezze ma verità che ritiene assolute e che vengono espresse con Misericordia».
Proprio quest’ultima è l’unico modo per «farsi prossimo. Nella teologia di Francesco, l’approssimarsi è una tematica fondamentale».
Approssimarsi, ascoltare l’altro, conoscere l’altro. Ecco la formula vincente.
«Papa Francesco viene da un’altra tradizione cattolica, quella che fa capo alla Compagnia di Gesù», ha rimarcato Cacciari. Una tradizione che pur essendo originaria della cattolicissima Spagna – l’ordine dei Gesuiti è stato fondato da Sant’Ignazio di Loyola – peraltro è più legata al mondo extraeuropeo che al Vecchio Continente. E nelle sue linee ispiratrici c’è da sempre il dialogo, la volontà di comprendere gli altri. Tanto che furono proprio i gesuiti a redigere i primi dizionari di molte lingue indigene, nelle Americhe, in Asia, dovunque furono presenti nel corso della loro storia. E se allora, nei secoli dei grandi viaggi di esplorazione dei navigatori spagnoli e portoghesi, il dialogo era con popolazioni indigene che iniziavano appena ad avere rapporti con «l’uomo bianco», oggi è con una controparte religiosa: l’Islam, che ha una diffusione pari, se non superiore, a quella della Chiesa Cattolica. È proprio su questo punto, però, che le posizioni espresse da Massimo Cacciari possono scatenare il dibattito e non convincere tutti. Per dialogare bisogna essere in due, mentre oggi c’è una parte dell’Islam che dimostra di non avere alcuna intenzione di dialogare.
«Bisogna essere in due, sì. Proprio così: bisogna essere in due. Non è che abbiamo brillato anche noi di capacità dialogica. Cominciamo da qualche parte, vediamo un po’ cosa succede. Il dialogo non è soltanto parole, il dialogo è anche intervento concreto per risolvere questioni di disagio. Per affrontare il problema dell’immigrazione. Nel 2050 la maggioranza della popolazione europea sarà di origine extracomunitaria. E più della metà di questi saranno musulmani. Noi europei, tra di noi, possiamo dialogare, o no?», è stata la sua risposta. Che non affronta, però, il nodo dei rapporti con il mondo islamico. Un nodo che rimane da sciogliere.

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