DICIAMO BASTA ALLA POLITICA VOLGARE

di MARIO GUIDOTTI

Più rispetto per le istituzioni
L’eccesso, la smoderatezza, l’intemperanza e, sulla loro inesorabile scia, anche la volgarità, si sono impossessati della politica. Se a livello nazionale da tempo ormai non ne avevamo dubbi, gli ultimi consigli comunali anche di Como, seguiti da dichiarazioni e dibattiti con toni simili sui media, ci hanno confermato che pure sul Lario non ne siamo esenti.
Punto primo: è un fatto di costume a cui dobbiamo, volenti o nolenti, sottostare e basta, o ci possono essere conseguenze più o meno

gravi? La degenerazione sgarbata della politica è un processo evolutivo inesorabile cui dobbiamo soggiacere e abituarci? Che so, come la globalizzazione? Può fare sorridere alcuni, ma a ben pensarci l’educazione è il primo gradino del rispetto delle regole e quindi delle leggi. Di più, del rispetto dell’altro.
Siamo circondati da Soloni i quali affermano che, in fondo, ai nostri tempi contano solo i fatti, i contenuti, e che i modi sono del tutto collaterali, in fondo inutili. Ma costoro non si accorgono che talora la forma è sostanza. Il modo in cui ascoltiamo è rispetto, quindi un contenuto. Il lasciare spazio per esempio nei discorsi, ma anche sul lavoro e, perché no, sulla strada, non è un atteggiamento barocco-rinascimentale di galateo sul modello monsignor Della Casa. È l’accettazione dell’esistenza degli altri e il riconoscere il loro spazio, vitale e sociale.
Capisco tuttavia che è difficile dire e accettare queste cose in un mondo dove i modelli proposti sono imbarazzanti; stretti come siamo tra Grandi Fratelli (preferirei essere figlio unico, grazie), Isole dei Famosi (nel fare che cosa?), Buone e Cattive domeniche urlate, apostrofate, ricche di provocazioni e povere di idee, ma soprattutto vuote.
Punto secondo. Attenti a maltrattare e strapazzare le istituzioni. Nazionali e locali. Le persone passano, i partiti tramontano con la velocità della luce, ma le istituzioni restano e se restano in macerie, i primi a pagare gli effetti delle devastazioni saremo innanzitutto noi. Peggio: i nostri figli e le generazioni a seguire. Nel bene e nel male non dimentichiamo che siamo i loro modelli. Fateci caso: in presenza di un bambino agitato e maleducato c’è un adulto eccitato e sgarbato, sarà una coincidenza? Se continuiamo a fornire questo esempio di politica, quanto ci metteranno le prossime generazioni a riformarla sulla base del reciproco rispetto?
E allora, proviamo ad invertire la tendenza. Bocciamo i politici rissosi, irrispettosi, quelli che prevaricano, che urlano, che sbeffeggiano, quelli che fanno la faccia furbetta e che guardano l’antagonista come se fosse un deficiente. Teniamoli presenti in negativo alle prossime elezioni. Di più: spegniamo le trasmissioni che li propongono come modelli.
Vogliamo idee chiare, certo. Ma proprio perché solido, un pensiero non deve essere urlato. E, più di tutto, esigiamo il rispetto delle istituzioni, che si chiamino Senato, Montecitorio o consiglio comunale del più piccolo dei paesi. Perché vorrei che lor signori non dimenticassero che esse siamo noi e che loro sono lì in nome nostro.

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