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Didattica a distanza, ecco gli effetti sulla psiche

Didattica digitale, pro e contro. Proseguono le riflessioni sulla pandemia dal punto di vista della psicanalisi sul sito agendadigitale.eu del comasco Roberto Pozzetti, psicoanalista e professore a contratto dell’università Ludes Campus Lugano.Quali i pro della didattica a distanza? «Permette agli allievi assenti di ascoltare le lezioni dal proprio domicilio e di rimanere al passo con l’avanzamento del programma anche in caso di malattia o di eventi atmosferici come le nevicate; implica un upgrade di competenze digitali negli studenti e, soprattutto, negli insegnanti che risulta sicuramente prezioso», dice Pozzetti. Che però accende i riflettori anche sul lato oscuro.«Rimangono di tutta evidenza le ripercussioni a livello psicologico di questa prolungata assenza di contatti umani e soprattutto di contatti a livello corporeo. Per questo, già adesso ma ancor di più una volta conclusa l’emergenza sanitaria, andranno rafforzati e ampliati gli interventi di supporto e orientamento psicologico nelle istituzioni scolastiche».Infatti, dice Pozzetti, «abbiamo constatato anche difficoltà nel corso di attività sincrone: la carente attenzione di qualche teenager che trova le lezioni online fastidiose. La Rete è a volte instabile, difettosa, cade. Pur con il miglioramento delle connessioni, pur con il contributo delle istituzioni e di volontari che hanno messo a disposizione tablet e computer, non tutte le famiglie hanno dispositivi digitali di pari qualità. Come fingere di non vedere che i minori sono sovente tutt’altro che concentrati? I bambini si distraggono, non riescono a seguire con attenzione, giocano con oggetti che hanno a disposizione in casa. I ragazzi spesso si dedicano ad attività parallele: aprono altre schede, guardano film, chattano in privato, si cimentano nei videogiochi con amici connessi nello stesso momento e così via. A poco vale l’accortezza degli insegnanti di chiedere loro di accendere la videocamera per accertarne la postazione davanti allo schermo. Non che questi fenomeni non vi siano con la scuola in presenza. Vi sono stati e vi saranno sempre: io stesso, da allievo di liceo, coglievo il momento delle interrogazioni a miei compagni per leggiucchiare libri di Sigmund Freud e di Erich Fromm che tenevo nascosti sotto il banco».E poi, si chiede ancora Pozzetti, «come tralasciare le difficoltà di valutazione nelle interrogazioni dal momento che i ragazzi si giovano di bigliettini, slide, appunti? Gli insegnanti provano a creare modalità per rendere maggiormente attendibili i momenti di valutazione. Ha suscitato indignazione e un’interrogazione parlamentare l’intervento estremo di una docente del liceo classico di Scafati che ha imposto a una studentessa di “bendarsi” nel corso di un’interrogazione».Attenzione poi alle varie “tonalità” affettive dei giovani alla prova dell’apprendimento in epoca di pandemia. La prima ondata fu contraddistinta dalla «paura».«Gli adolescenti, infatti, rispettavano le regole senza trasgredirle».La tonalità affettiva della seconda ondata è stata «la tristezza. Si incrinava la speranza di essersi lasciati alle spalle la letalità del Covid, come sembrava probabile in estate. I ragazzi erano tristi ma sopportavano passivamente questa situazione faticosa e persino deprimente, sperimentandosi nell’alternanza di scuola in presenza e in modalità online». Ora con la terza ondata «l’affetto prevalente è l’insopportabilità. I ragazzi non ne possono più della scuola in versione digitale e di restare in casa. Non a caso, la decisione di chiudere nuovamente le scuole a marzo sino alle vacanze pasquali, è stata vissuta spesso con rabbia, a volte con crisi di pianto, talora con agiti autolesionistici. Del resto, credo sia sotto gli occhi di tutti il minor rispetto delle regole in quest’ultima fase».

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