DIFFICILE ACCETTARE RISPARMI SULLA SALUTE

di RENZO ROMANO

PER TUTTI È UN BENE PRIMARIO
Itagli sulla sanità non devono mettere a rischio la salute dei cittadini. Guai a tutti se gli ospedali mancassero delle risorse necessarie: non sarebbero in grado di attendere efficacemente ai bisogni della comunità.
Nel caso del servizio sanitario la giusta e sacrosanta lotta agli sprechi deve essere condotta con estrema avvedutezza e delicatezza. Essa non può e non deve in ogni caso tradursi in una diminuita attenzione nei confronti dei pazienti.
Sarebbe inimmaginabile che il Sant’Anna

e il Valduce potessero non assicurare alcuni servizi a causa della mancanza di fondi. Non è neppure pensabile. Tradizione, prestigio, storia di queste due importanti istituzioni sono, fortunatamente, confortanti e rassicuranti garanzie.
Riesce comunque difficile accettare l’idea che si debba risparmiare sulla salute. Ma come è possibile anche solo pensare che un paziente possa non essere accolto perché manca il letto o che debba aspettare mesi per una visita specialistica? O, magari, che si debba andare in ospedali di altre città per essere visitati in tempi non biblici?
Ebbene questo non è ammissibile né accettabile e lo lasciano intendere a chiare lettere i responsabili dei maggiori ospedali cittadini, il Sant’Anna e il Valduce.
Intanto però, a causa dei tagli, mancano i soldi, tanti soldi. Di chi è la “colpa” di questa situazione incresciosa? Non certo degli ospedali. Chi è responsabile della gestione deve fare i conti con i mezzi finanziari a disposizione e, se questi sono insufficienti, può fare ben poco.
I medici. Credo in tutta coscienza che il loro impegno e disponibilità siano totali e assoluti. Chiunque abbia avuto esperienza diretta di ricovero o di assistenza ne è buon testimone. Allora è chiaro come la responsabilità di tale situazione vada ricercata al di fuori dell’ambito ospedaliero cittadino. Anzi, vanno sottolineati l’impegno e la risolutezza con cui i dirigenti di queste strutture “lottano” per mantenere e migliorare ulteriormente il livello qualitativo e quantitativo dei servizi sanitari della nostra città.
Sono il ministero della Salute e le Regioni a dettare le regole e a imporre tagli che, inevitabilmente, potrebbero tradursi in disservizi e disagi per i pazienti. Nel caso della nostra città è evidente la contraddizione tra la meritoria ambizione, soddisfatta anche grazie alla Regione, di avere un ospedale nuovo, efficiente, dotato delle più moderne tecnologie e la riduzione dei contributi. Non occorrevano doti da stratega della finanza per prevedere che la nuova struttura avrebbe comportato un aumento significativo dei costi.
Appare perciò inconcepibile e inaccettabile che al Sant’Anna manchino ben dieci milioni di euro. Evidentemente i conti del Pirellone, sede della Regione Lombardia, e del ministero della Salute sono lontani dalla realtà.
Non abbiamo motivo di dubitare dell’ottimismo del direttore del Sant’Anna, che assicura che la Regione si farà carico della metà dei dieci milioni mancanti, mentre l’altra metà sarà reperita grazie a un’intelligente riduzione delle spese che non intaccheranno minimamente la qualità dei servizi.
La situazione dell’altro grande ospedale cittadino, il Valduce, è analoga a quella del Sant’Anna. Anche qui il paradosso tra miglioramento e incremento dei servizi offerti e riduzione dei contributi è evidente.
Il trasferimento del Sant’Anna a San Fermo ha aumentato il numero di coloro che preferiscono servirsi del Valduce con conseguente lievitazione dei costi per l’ospedale stesso. E pure per il Valduce vale la stessa domanda. Dove e come si troveranno i soldi per appianare il deficit? E anche la dirigenza del Valduce si sta dando da fare in modo encomiabile per far sì che non siano penalizzati gli utenti. “La salute è il bene più prezioso e come tale va trattato” è un assunto sacro per tutti. Altro che tagli.

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