Difficile dire cosa bolle nella pentola di Expo. I progetti dovranno “nutrire” l’uomo comune

Risponde
Agostino Clerici

Expo 2015: manca pochissimo tempo e il Lario è impreparato ad affrontare il grande evento che porterà milioni di visitatori a Milano (e quindi una parte anche sul nostro territorio). Secondo quanto riportato dal vostro giornale, a Como mancano progetti, eventi di richiamo e la città è ridotta a uno scempio. Sembra quasi che a questo evento nessuno ci creda o ci abbia mai creduto (a differenza di altre città e province della Lombardia). La scusa è sempre quella: mancano i soldi per fare grandi cose. Ma, secondo lei, è soltanto un problema di crisi economica?

Nella questione Como-Expo partirei dalla constatazione che Como – a differenza di altre città lombarde – è una città lenta a livello decisionale e talvolta anche distratta nel cogliere le occasioni culturali. Certo, l’Expo – un evento mondiale che richiama interessi molteplici – è una ghiotta opportunità anche solo sul piano turistico e dovrebbe solleticare quindi anche i palati meno raffinati. Ma si sa, anche il turismo è ormai un affare che abbisogna di progettualità.
Detto questo, siamo davvero sicuri che il rapporto tra Como ed Expo 2015 sarà un contenitore vuoto? Io credo che sia ancora troppo presto per fare affermazioni definitive. Credo cioè che, considerato lo spessore dell’evento, tutto si giocherà proprio nei mesi tra maggio e ottobre del 2015, quando non solo Milano sarà invasa da operatori provenienti da ogni parte del mondo.
Ora, il 1° maggio 2015 è vicinissimo, ma è anche molto lontano. Non è una contraddizione dire così. Sappiamo come funzionano le cose: viviamo in un mondo che brucia tutto in pochi giorni, in cui una cosa detta oggi è già vecchia domani, in cui le notizie durano come un flash.
È probabilmente tardi se uno, solo oggi, si imbarca nella progettazione, ad appena quindici mesi dall’inizio dell’Expo. Ma è presto, forse, per scoprire le carte e per offrire in pasto progetti, date e soprattutto idee, che magari stanno ancora prendendo una forma compiuta. Mi sbaglierò, ma io sono convinto che in pentola a bollire ci sia ben più dell’acqua, anche se il coperchio è ancora chiuso ed è difficile dire precisamente che cosa bolle in pentola.
I prossimi mesi, da qui alla fine di quest’anno, ci diranno se il “vuoto” di oggi è solo strategia e lentezza comunicativa, oppure se davvero Como avrà perso un altro treno. Per ora, io sospenderei il giudizio.
Il mio auspicio è che i progetti che ancora sonnecchiano si sforzino di raggiungere l’uomo comune, di incrociare il suo interesse, di “nutrire” tutte le componenti della società e di rendere in qualche modo appetibile il nostro territorio.
Qualche parola merita l’accenno che il lettore fa alla questione economica. Per condurre in porto progetti di buona levatura occorrono quattrini, è inutile nasconderselo. Le idee, anche le migliori, senza risorse finanziarie, non camminano.
La crisi economica non è una scusa, quindi, ma una dura realtà, con cui bisogna fare i conti, soprattutto nel campo della progettazione di eventi culturali. Eppure i soldi ci sono anche perché, come dicevo, l’Expo è considerata universalmente un’ottima occasione per fare affari.
Sarebbe un guaio se il flusso di danaro targato Expo non andasse a favorire chi ha buone idee ma s’incanalasse, come spesso accade, nelle solite direzioni, andando ad arricchire chi ha un nome e una clientela senza avere, magari, un valido progetto. Ecco, questa sarebbe davvero una sciagura, e ci farebbe restare al palo.
Le risorse finanziarie devono favorire chi può dimostrare di avere risorse umane e fecondità di contenuti. Alla politica spetta il compito di esercitare correttamente questa funzione di indirizzo?

Luigi G.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.