Dimissioni di Bella, le opposizioni all’attacco: «La città ormai è nel caos»

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«Malessere grave», «teatrino orrendo», «disintegrazione, lenta e implacabile» della maggioranza. Le parole utilizzate ieri dai consiglieri di opposizione per commentare le dimissioni di Vincenzo Bella da assessore ai Lavori pubblici di Palazzo Cernezzi sono state come sassi sui cristalli di Boemia.
Era facile prevederlo. Si è puntualmente avverato.
«Quello a cui abbiamo assistito recentemente, con gli assessori che facevano volare le pentole e i piatti in consiglio, è stato un orrendo teatrino – ha detto Alessandro Rapinese, capogruppo della Lista Rapinese – il problema, però, non sono gli assessori ma chi li nomina e chi potrebbe revocarli. Da Bella ho ricevuto via mail una comunicazione gentile e corretta, ma politicamente inutile perché non mi fa capire che cosa è accaduto veramente. Ciò detto – aggiunge Rapinese – se in una mia ipotetica giunta avessi visto volare gli stracci mi sarei sentito in obbligo di spiegare alla comunità le ragioni e me ne sarei assunto la responsabilità. La verità è che la città è governata dal caos, non dal sindaco».
Il capogruppo di Svolta Civica, Vittorio Nessi, a nome anche dei colleghi, afferma invece che «le dimissioni dell’assessore Bella sono soltanto uno dei sintomi di un malessere grave e profondo che affligge la giunta. Non crediamo che l’inerzia di questa amministrazione possa sbloccarsi con il cambio in corsa di un assessore, seppur rilevante. Lo diciamo da tempo: la città è bloccata e l’amministrazione ha un ruolo importante in questo impasse, dal quale emergono gravi lacune e ritardi su tutti i progetti e sulla gestione del sistema turistico-culturale. Quest’ultimo è un evento fatale. Un segnale di drammatica evidenza di un governo locale senza coesione e propulsione. Ne fanno le spese la città e i cittadini e ciò è preoccupante. Spetta al sindaco – aggiunge Nessi – prendere in mano le redini della situazione. Se non è in grado di farlo, ne tragga le conseguenze».
Bruno Magatti, capogruppo di Civitas, evidenzia come «alla giunta venga ora a mancare uno degli alfieri del sindaco, la persona che avrebbe dovuto risolvere i tanti problemi della nostra città e proiettare Como nell’efficienza dei tanti lavori pubblici che attendono da anni di essere conclusi. Così non è stato».
Secondo l’ex assessore ai Servizi sociali del capoluogo «siamo di fronte all’ennesima dimostrazione della disintegrazione, lenta e implacabile, della giunta Landriscina. Le tante discussioni, polemiche e malumori dilaniano l’esecutivo e non si riesce più a scorgere la benché minima rotta politica e amministrativa. I cittadini si sono accorti che questa giunta ormai tutto fa fuorché ciò che si chiede agli amministratori: governare la città e proiettarla nel futuro per il bene dei suoi cittadini».
Molto duro anche il giudizio del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico, Stefano Fanetti.
«Con le dimissioni dell’assessore Bella l’amministrazione Landriscina perde un pezzo del suo centro di potere, del triumvirato costituito dal sindaco, appunto da Bella e dall’assessore Elena Negretti. È l’ennesimo sintomo di una giunta arrivata al capolinea, una giunta che manca totalmente di unità».
L’analisi di Fanetti si allarga anche alla coalizione e allo stato di salute dei rapporti interni in maggioranza.
«Sullo sfondo di questa crisi si apre una lacerazione della maggioranza, con Lega e Fratelli d’Italia che si fanno la guerra sul dormitorio e con Forza Italia che rimane nel limbo, in attesa forse di essere ripescata. Nel bel mezzo di questa bufera, al meglio imbarazzante e al peggio tragica, il sindaco rimane in silenzio. Insomma, chi governa Como sta progressivamente perdendo il terreno sotto i piedi per continuare il suo mandato».
Le conclusioni del capogruppo Dem sono lapidarie: Stefano Fanetti. «Il modo in cui la notizia è trapelata dimostra che qualcuno ha fatto filtrare indiscrezioni dall’interno: sintomo di ulteriori tensioni che gettano lunghe ombre sulla stabilità della giunta. Una dinamica del genere produce forte inquietudine nei cittadini, i quali vedono un sindaco incapace di tutelare i suoi uomini e di tenere compatta la maggioranza e gli assessori litigare pubblicamente davanti al consiglio comunale».

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