Dimissioni Gentilini, opposizioni all’attacco

Carola Gentilini

Il rimpasto di giunta, con il rientro di Forza Italia, è sempre più vicino. Ieri mattina, Carola Gentilini, assessore alla Cultura e al Turismo, si è dimessa dal suo incarico, liberando la seconda casella necessaria a far sì che la manovra possa essere completata. Con la sua mossa, Gentilini ha evitato il decreto di revoca che il sindaco avrebbe altrimenti dovuto firmare prima di accogliere i due nuovi assessori, Pierangelo Gervasoni e Livia Cioffi. È del tutto evidente che Gentilini se n’è andata su espressa richiesta di Landriscina. Il quale, a onor del vero, aveva sempre detto di aver assegnato l’incarico all’ex direttore del Museo del Ghisallo specificandole che sarebbe stato «a termine».

Si spiegano quindi così anche le parole utilizzate nel comunicato ufficiale diffuso ieri da Palazzo Cernezzi, un testo nel quale «il sindaco e l’intera giunta esprimono sincera riconoscenza per il grande impegno, la dedizione, la professionalità dimostrate, e per i risultati conseguiti da Carola Gentilini, persona e professionista che con totale spirito di servizio e senso di responsabilità ha servito con successo e apprezzamento la nostra città». E si spiegano allo stesso modo le durissime critiche giunte dall’opposizione sulle modalità di questo avvicendamento.

«Sono veramente amareggiata – ha detto ai microfoni di Etv Ada Mantovani, eletta nella Lista Rapinese e oggi nel gruppo Misto – è evidente che Gentilini è stata messa nelle condizioni di dimettersi da chi oggi la elogia nella nota per le sue qualità. Fa parte della politica, però onestamente questo modo di agire non corrisponde alla mia visione. Il tutto per favorire una forza politica che ha tenuto più volte in standby il sindaco. Forse sarebbe stato più onorevole una dimissione in blocco della giunta invece che andare avanti così».

Di manovra «squallida» parla invece il capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fanetti. «L’assessore Gentilini è stata “indotta” alle dimissioni e poi ringraziata per l’ottimo lavoro. Questo fa capire come Landriscina si pieghi a diktat partitici della peggior specie. Uno spettacolo indecente, con le persone utilizzate come pedine. Siamo di fronte a una gestione terrificante sia sul piano politico sia su quello umano. Non ho mai visto un sindaco così debole e così succube dei partiti. Non pensavo che si potesse scendere più in basso dell’uscita e del rientro immediato di Francesco Pettignano con casacche diverse».
Fanetti ricorda poi come la città si appresti ad avere il «quarto titolare della cultura in tre anni: dopo il sindaco, Simona Rossotti e Carola Gentilini, adesso avremo un nuovo titolare della delega. È del tutto evidente che la cultura come asset per il rilancio del territorio non è nelle corde del centrodestra comasco».

Chi la vede in modo diverso è ovviamente Enrico Cenetiempo, capogruppo di Forza Italia a Palazzo Cernezzi. «Mancano due anni alla fine del mandato – dice – e abbiamo pensato di provarci per fare tre o quattro cose essenziali: il parcheggio in Ticosa, le scuole, le strade. Tutto quello che serve subito alla città». Cenetiempo sa che Forza Italia corre politicamente un grosso rischio, facendo da stampella a una giunta sin qui in grosse difficoltà. «Lo sappiamo che è un rischio, lo abbiamo anche valutato. Ma amiamo questa città e ci comportiamo di conseguenza. La responsabilità maggiore nel rientrare è nostra, ma ci è stato chiesto perché evidentemente hanno capito che senza di noi la navigazione era impossibile. Non nego che sia stata una scelta sofferta da parte nostra, erano più quelli che volevano star fuori di quelli che aspiravano a tornare nell’esecutivo».

I rapporti con gli alleati, ammette il capogruppo forzista, «sono stati negli ultimi mesi abbastanza freddi; adesso vediamo se, rientrando in giunta con persone molto valide, anche dal punto di vista caratteriale, qualcosa cambi. Spero di sì. Di una cosa sono certo: si discuterà molto più di prima, grazie anche alle competenze che portiamo nell’esecutivo».
E tutte le critiche degli ultimi mesi? Sono superate? «Non è questione di cambiare giudizio – conclude Cenetiempo – le cose non andavano. Abbiamo detto o ci mettiamo una pezza o non si va avanti. Senza una forza di maggioranza come la nostra sarebbe stato impossibile proseguire».

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