Dio fatto uomo. Il mistero del Natale nel nuovo libro di don Agostino Clerici

altUn viaggio nella teologia medievale per tornare alle radici del messaggio cristiano
Perché Dio si è fatto uomo? Perché ha scelto, “scandalosamente”, la carne umana? Per rispondere, occorre un Natale controcorrente, che torni alle radici fondamentali della fede cristiana. Un libro scomodo, a suo modo dirompente, che implicitamente cerchi di arginare l’analfabetismo di ritorno che rischia di confinare la religione e la spiritualità a meri accessori.
E allora, come detto, meglio tornare ai fondamentali, come invita a fare la nuova opera di don Agostino Clerici, Diventato

uomo rimasto uomo. Vita di Dio nella carne (pp. 95, 8 euro). Al centro del nuovo libro del religioso e giornalista lariano, parroco di Ponzate ed editorialista del “Corriere di Como”, c’è proprio il mistero fondamentale dell’incarnazione di Dio, vera e propria cifra dell’annuncio cristiano. Che sarebbe quindi riduttivo relegare alla mera festa del Natale, con «una spolverata di poesia, che copre un Evento inaspettato e che permane ancora in mezzo a noi».
Per scatenare la scintilla di un nuovo stupore nei confronti del mistero del Dio che si fa uomo, in chi crede e anche in chi non crede, Agostino Clerici elabora nuove strategie narrative, che guardano sia al presente “digitale” (è piuttosto attivo sul suo blog e su Facebook) sia al Medioevo della teologia monastica e scolastica. Il suo libro parte da due mail scritte da altrettanti giovani, che sollecitano il prete con le loro domande sul tema di un percorso originale. E dalla posta elettronica ecco che si torna come detto alle origini o molto vicino all’origine prima del messaggio evangelico, al pensiero medievale che ne elaborò i connotati, e quindi ai monaci che discutevano del Dio fatto uomo nei monasteri di tutta Europa. Clerici evoca così sette voci (numero con precisa simbologia, peraltro: sette sono le virtù e i peccati nonché i bracci del candelabro ebraico). E cioè Anselmo d’Aosta, Giovanni Duns Scoto, Onorio Augustodunense, Tommaso d’Aquino, Roberto di Oxford («La carne di Nostro Signore Gesù Cristo è il punto di partenza della nostra stessa carne ma è pure il punto di arrivo di tutto l’universo»), Bernardo di Chiaravalle e, unica donna in un consesso altrimenti tutto maschile, Ildegarda di Bingen, che per oltre due secoli hanno risposto alla domanda sul perché Dio si sia fatto uomo con varie sfumature e da varie posizioni speculative. Una ricchezza multiforme di riflessioni, che ha voluto riportare alla superficie delle nostre menti, non più abituate a letture dense e cariche di significato.
Dopo questo percorso tra i chiostri e le scuole del Medioevo, a torto ritenuto un’epoca di oscurantismo, Agostino nel libro propone un suo «abbozzo di teologia dell’incarnazione e anche alcuni schizzi di predicazione (tra i quali un tentativo di spiegare ai bambini il Prologo del Vangelo di Giovanni)».
Clerici, sempre a proposito di Natale, sul suo blog ha recentemente definito la corsa consumistica al regalo «una ritualità? senza Dio»: «Avendo gettato in soffitta il festeggiato di Natale – non solo Gesù Bambino ma, più globalmente, Gesù quale Dio fatto uomo – e avendo diluito il messaggio dell’amore-carità in un languido solidarismo buonista e interessato, ci troviamo incapaci di proporre una qualche filosofia del dono e – qui lo dico da battezzato e da prete cattolico – una autentica pastorale del Natale».

Nella foto:
La mostra
Sono quasi un centinaio i presepi in mostra nella chiesa di San Giacomo, presso il Duomo, a cura della “Città dei Balocchi” giunta alla 21ª edizione. Molti i progetti originali che riutilizzano oggetti di uso comune (foto Fkd)

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