Disastro Cantù: la squadra sull’orlo del baratro

Cantù-Trento

Partita omologata e ricorso respinto. La Federazione basket ieri ha rigettato l’istanza della Pallacanestro Cantù. Il punteggio finale della gara di domenica con Trento, vinta dagli ospiti per 75- 76, è stato così ufficializzato. La contestazione era sulla scelta degli arbitri di attribuire due punti rispetto a un canestro nel finale di Maarten Leunen che sembrava effettivamente da tre.
Stop pesante
Rimane così una sconfitta pesantissima che, a meno di un miracolo, segna la condanna del club brianzolo alla retrocessione. L’Acqua S.Bernardo è ultima in graduatoria con due vittorie di differenza rispetto alle penultime, a quattro giornate dalla fine. La situazione è grave e non a caso, la presentazione dell’incontro di domani con Brescia, sarà oggi in una conferenza stampa “in presenza” con, oltre all’allenatore Piero Bucchi, i vertici del club.
Le contestazioni
Molti i fattori che hanno portato a questa situazione, a partire da una squadra costruita con pochi mezzi economici e con una serie di scelte che si sono rivelate sbagliate, con ben tre stranieri che sono stati congedati (Sha’markus Kennedy, James Woodard, Kavell Bigby-Williams).
E non a caso nel mirino dei tifosi, proprio sulla pagina ufficiale Facebook del club, è finito il general manager Daniele Della Fiori, a cui questi ingaggi erano stati delegati.
Ma non soltanto. Chi doveva incidere, come Frank Gaines, ha reso meno del previsto: l’americano domenica scorsa aveva nelle mani la palla del sorpasso e ha sbagliato.
Più in generale, in questa stagione ai brianzoli negli istanti finali è mancata quella freddezza necessaria a portare a casa successi che in questo momento sarebbe stati fondamentali. Il disastroso (qualcuno in società ha anche usato il termine «vergognoso») stop di Trieste grida ancora vendetta, come pure la stessa partita di domenica scorsa con Trento al PalaDesio.
Il Covid
In una stagione nata male ci si è messo pure il Covid, che, quando ancora era allenatore Cesare Pancotto, ha portato a un lungo stop del lavoro e a una successiva raffica di gare di recupero, una dietro l’altra, con i giocatori in scarsa forma. Come se non bastasse, più recentemente lo staff tecnico canturino (Piero Bucchi e Marco Gandini) oltre a Frank Gaines si è fermato per lo stesso motivo.
La situazione
Un insieme di elementi che ha portato a questa situazione: Cantù ultima con sette vittorie e un gruppone di squadre a due successi di distanza composto da Reggio Emilia, Brescia, Cremona, Varese e Fortitudo Bologna.
Alla fine del campionato mancano quattro turni. Il primo, infrasettimanale, sarà domani, con i brianzoli impegnati alle 19.30 a Brescia. Domenica ci sarà la gara interna con Reggio Emilia, poi la sfida esterna con la Fortitudo e la conclusione in casa con Sassari (quinta in classifica).
Il precedente
Non tutto è perduto, certo, ma già si rivede lo spettro del 1994, con la retrocessione in A2 della formazione canturina con una storia sostanzialmente simile: stranieri non azzeccati, cambio di allenatore (allora Bruno Arrigoni al posto dello spagnolo Antonio Díaz- Miguel) e una serie di sconfitte impreviste che ha portato sempre maggiore negatività.
Una stagione che peraltro aveva visto l’allora Shampoo Clear giocare in Coppa dei Campioni (e tre anni prima era arrivato il successo in Coppa Korac). Fino a quel punto la Pallacanestro Cantù era assieme alla Virtus Bologna l’unica società nella storia del basket italiano a non essere mai finita nella serie inferiore. Ci vollero peraltro poi due anni per la risalita: al termine del torneo 1994-1995, infatti, i brianzoli persero a fil di sirena lo spareggio promozione in serie A2 contro Arese. Nel campionato 1995-1996 l’onore della promozione toccò al gruppo guidato da coach Gianfranco “Dado” Lombardi, recentemente scomparso.
Lo storico capitano
«Quest’anno non c’è stata continuità; ai classici infortuni si sono sommati gli stop dovuti all’attuale situazione sanitaria e questo ha condizionato il prosieguo regolare e ha impedito di lavorare come di solito si fa – spiega Pierluigi Marzorati, storico capitano di Cantù, interpellato da Espansione Tv – È chiaro che questa condizione vale per tutte le squadre, non solo per Cantù, ma chi è più dotato è riuscito a sopperire alle eventuali mancanze».
Inevitabile una riflessione sul roster: «Con il senno di poi è facile parlare – dice ancora Marzorati – sappiamo tutti che il budget era limitato e che arrivavamo da un periodo economico difficile. Durante la stagione sono stati fatti innesti importanti, come Frank Gaines e Ivica Radic, per imprimere un cambio di passo. Io credo che a pesare più di tutto sia stata la discontinuità».
Il risultato di domenica non aiuta e le prossime gare, come detto, saranno decisive. «Il percorso non è semplice ma nemmeno impossibile. Ci speriamo ancora, bisogna solo pensare a vincere: dobbiamo andare a Brescia con questo obiettivo e ognuno di noi deve fare la sua parte credendoci e schierandosi al fianco della squadra».

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