Disastro ferroviario al confine. Italia e Svizzera fianco a fianco nell’esercitazione “Odescalchi”

altPresentata l’operazione congiunta prevista a giugno 2016
Un treno che porta sostanze chimiche e deraglia; una forte e devastante esplosione all’uscita della galleria di Monte Olimpino alle 5 del mattino della domenica. Un’onda d’urto che danneggia le palazzine, causa crolli, abbatte le pensiline della dogana di Chiasso, fa bloccare l’autostrada dove causa un maxi-tamponamento. Morti, feriti e una pericolosissima nube tossica che il vento spinge verso la città di Como. Chi sopravvive è costretto a barricarsi in casa. I boschi della zona sono in fiamme

. Una catastrofe.
Uno scenario ipotetico, che nel mese di giugno del 2016 sarà oggetto di una esercitazione congiunta tra Italia e Svizzera, il cui nome è “Odescalchi”. In campo ci saranno tutte le istituzioni dei due Paesi, la Protezione civile e i rispettivi eserciti. Cinquemila persone, in totale, saranno impegnate in una simulazione che ha lo scopo di organizzare le forze in caso di una esplosione devastante come quella ipotizzata, con un quadro apocalittico.
Una situazione che, purtroppo, in Italia è già stata vissuta nel 2009 alla stazione di Viareggio, con 32 vittime e un migliaio di persone costrette a lasciare la casa.
Ieri a Mendrisio è stata presentata l’esercitazione. La simulazione prevede quello che nella realtà dovrebbe succedere quando capitano questi eventi: ossia l’esercito che opera al fianco delle istituzioni civili, nel caso della Svizzera polizia, servizio sanitario e cantonale, pompieri, Protezione civile.
E, per una convenzione bilaterale tra Italia e Svizzera, in caso di catastrofe in una zona di confine lo Stato colpito può chiedere un appoggio.
«Meglio esercitarsi per prevenire e rafforzare la collaborazione tra le due nazioni», sono state le parole d’ordine della conferenza stampa.
In concreto l’esercitazione durerà quattro giorni. E si farà esattamente ciò che potrebbe essere messo in atto se l’incidente dovesse succedere veramente, con l’integrazione tra due mondi, quello civile e quello militare.
Il primo giorno sarà quello dell’allarme e della pianificazione dell’intervento (una centrale operativa, in Svizzera, con sei gruppi di lavoro che tengono monitorata la situazione), il secondo quello dell’integrazione tra forze civili e militari, il terzo quello di ripristino delle strade e dei collegamenti tra Italia e Svizzera – con la spettacolare posa di un ponte sul fiume Breggia – mentre nel quarto si procederà allo scambio di mezzi e forze tra i due Paesi.
Il nostro Paese ha dato il suo pieno appoggio attraverso il numero uno della Protezione civile Franco Gabrielli. Sul fronte militare si farà capo al Comando Forze di Difesa Interregionale Nord, ieri rappresentato a Mendrisio dal colonnello Ugo Correale. Per l’esercito svizzero ha invece portato il suo saluto Marco Cantieni, comandante della Regione territoriale 3, che comprende appunto il Canton Ticino.
«Su certi fronti Italia e Svizzera magari non vanno troppo d’accordo come tutti sanno – ha specificato Norman Gobbi, direttore del dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino – ma per la sicurezza e la tranquillità della popolazione la collaborazione è al massimo livello».

Massimo Moscardi

Nella foto:
La simulazione di una riunione operativa – dopo l’incidente – con esponenti delle istituzioni ticinesi

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