Dispersione scolastica, Como peggio dell’Italia: uno studente su cinque abbandona le lezioni

Studenti

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Lo spettro dei giovani fuoriusciti in anticipo dalla scuola e senza lavoro è stato evocato, ieri mattina nella sede di Unindustria Como, durante la presentazione del progetto “Non uno di meno”, promosso dalla Fondazione provinciale della comunità comasca. Primo obiettivo di questo ambizioso piano è ridurre del 10% la dispersione scolastica in provincia di Como – salita al 22% – nei prossimi tre anni.
Si tratta di un’iniziativa collettiva che può contare sulla partecipazione di numerosi enti e soggetti della vita comasca. Sono infatti già più di 100 le associazioni – per un totale di 200 persone coinvolte a vario titolo – che si stanno adoperando su svariate tematiche.
«Tutto parte dall’analisi dei dati che mostrano l’esistenza di una situazione critica nel nostro territorio, a tratti allarmante. Basti dire che da una recente analisi eseguita in ambito europeo emerge come, ad esempio, nel confronto tra Germania e Italia, il nostro Paese ne esce a pezzi – ha detto Giacomo Castiglioni, presidente della Fondazione provinciale della comunità comasca – Gli ultimi dati in tema di abbandono scolastico parlano di una percentuale del 9,9% in Germania e ben del 17% in Italia, con Como che supera la media nazionale attestandosi al 22%».
Numeri impressionanti che sono ulteriormente aggravati da altre statistiche come la percentuale della disoccupazione giovanile arrivata in Italia al 43,9% contro il 7,4% tedesco. «Allarma anche il fatto che ci siano ben 2,5 milioni di giovani ormai sfiduciati che non studiano più e hanno pure smesso di cercare un’occupazione», aggiunge Giacomo Castiglioni.
Presenti all’incontro anche il prefetto di Como, Bruno Corda, e il vescovo Diego Coletti. Numerosi pure gli esponenti dei settori economici, a partire dal quello bancario con il presidente della Bcc dell’Alta Brianza, Giovanni Pontiggia, e della Bcc di Cantù, Angelo Porro.
A fare gli onori di casa il presidente di Unindustria, Francesco Verga. In sala, tra gli altri, anche Ambrogio Taborelli, presidente della Camera di Commercio lariana, e Silvia Magni, vicesindaco di Como.
«Dobbiamo agire sia nel mondo scolastico che in quello del lavoro. Basti dire come nell’industria tedesca gli apprendisti sono 1 milione e 500mila contro i 470mila italiani; in Germania inoltre un apprendista costa all’azienda 700 euro contro i 1.200 in Italia», aggiunge Castiglioni.
Numeri e considerazioni alla base del progetto “Non uno di meno”. Diverse le direttive su cui ci si muove. Sono già state svolte più di cento riunioni per elaborare strategie per raggiungere gli obiettivi di contenimento della dispersione. Al via un corso di formazione alla progettazione sociale.
Massima attenzione poi a due bandi volti a formare e inserire nelle organizzazioni senza finalità di lucro alcune decine di giovani foundraiser. Proseguirà poi l’operatività della youth bank che coinvolge più di 200 persone e mette a disposizione dei ragazzi 150mila euro a favore di progetti d’utilità sociale pensati e gestiti da loro coetanei. Si valorizzeranno anche attività volte a rafforzare le relazioni tra adulti e bambini aiutando i primi a superare l’isolamento che troppo spesso contraddistingue le famiglie, privandole delle energie emotive necessarie per gestire i problemi quotidiani dei loro figli. Focus infine sull’organizzazione di un evento pubblico che coinvolgerà l’intera comunità per l’inizio di giugno.

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