Dissequestrati i locali del centro islamico di Cantù

tribunaleIl proprietario ha dovuto disdire il contratto di locazione con l’associazione pachistana

I locali di Cantù, in via XI febbraio al civico 20, finiti al centro della bufera in quanto ritenuti essere in modo evidente «un centro di culto islamico» sono stati dissequestrati con decisione del 22 marzo. La revoca è stata voluta dalla procura di Como che sulla vicenda ha aperto un fascicolo di indagine con quattro persone finite con l’essere iscritte sul registro degli indagati, ovvero il proprietario dell’immobile – un albanese di 40 anni – e i tre rappresentanti dell’associazione culturale pachistana “Noor e madina culture center Cantù”.

Le contestazioni parlano di carenze di permessi in quanto secondo la legge regionale, «i mutamenti di destinazione d’uso degli immobili, anche se non comportanti la realizzazione di opere edilizie», devono essere soggetti a «permessi di costruire» quando sono finalizzati alla «creazione di luoghi di culto». Un abuso, insomma, che aveva portato all’intervento della polizia locale di Cantù e al successivo sequestro disposto dalla procura dio Como viste le inadempienze riscontrate. Ora però l’avvocato che assiste tutti e quattro gli indagati ha chiesto e ottenuto il dissequestro dello stabile concesso il locazione dall’albanese (che dice di non sapere nulla dell’attività che nel centro si svolgeva) all’associazione culturale islamica. «Il contratto di locazione che legava le parti – si legge nella richiesta di revoca – è stato infatti disdetto». Pertanto, i soggetti cui «viene contestato l’esercizio dell’attività di culto» all’interno della struttura, «non hanno più diritto per accedervi vista la risoluzione del contratto di locazione sopra evidenziata».

Ulteriori dettagli sul Corriere di Como in edicola martedì 26 marzo

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