Dissequestrati immobili a un presunto “spallone”

Guardia di finanza

Sequestro preventivo annullato dal giudice del Riesame e i beni per un valore complessivo stimato in 600mila euro che sono tornati nelle mani della famiglia, accusata dalla Procura di Como e dalla guardia di finanza di Olgiate Comasco di un trasferimento «fittizio di beni» con lo scopo di «eludere le misure patrimoniali di prevenzione». Nel mirino delle fiamme gialle erano finiti un capannone di Uggiate Trevano, una proprietà a Gravedona ed Uniti e una villa di famiglia a Faloppio.

La storia fa riferimento a una indagine parallela – per intestazione fittizia di beni – nata da un altro fascicolo per riciclaggio.
Tutto ha origine nel 2015, quando nel corso di una perquisizione in una casa la guardia di finanza aveva ritrovato due agende con annotati nomi, cognomi, date e, soprattutto, valori di contanti e beni preziosi che l’uomo, un settantenne di Gaggino di Faloppio, avrebbe portato da una parte all’altra del confine. Trasferimenti di 45 milioni di euro e 9 chili di oro appuntati in modo dettagliato. Da quel “libro mastro” le fiamme gialle avevano ricostruito tutto un giro di presunto riciclaggio che aveva portato a iscrivere sul registro degli indagati il nome di 22 persone.

La Procura di Como aveva poi aperto un fascicolo parallelo per «intestazione fittizia di beni», sostenendo che l’uomo di Gaggino avesse passato beni propri ai parenti (figli e moglie) per eludere le misure patrimoniali di prevenzione. «Le indagini – scriveva la finanza – hanno fatto emergere come l’indagato, già più volte segnalato per reati di contrabbando e riciclaggio, abbia fraudolentemente trasferito la proprietà dei propri beni a soggetti terzi (nello specifico ai figli ed alla moglie), al fine di evitare l’aggressione da parte dello Stato ed eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione antimafia».

Ora però il giudice del Riesame ha annullato tutto, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Giuseppe Sassi e Walter Gatti. «Gli immobili sono stati donati in tempi precedenti alle condotte di riciclaggio ipotizzate – scrive il giudice – I redditi del 70enne erano modesti ma all’epoca anche i figli lavoravano ed erano parte del nucleo familiare. È arduo sostenere che gli immobili trasferiti siano il prodotto di una ricchezza illecitamente costituita».
Accogliendo dunque in pieno la posizione della difesa, che aveva sostenuto come non ci fosse nessuna sovrapposizione tra la presunta attività illecita e gli immobili che erano stati sequestrati.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.