Dissesti, coperture, falsi e nepotismo. Chiusa l’inchiesta su Casinò e Comune di Campione d’Italia

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Dodici capi di imputazione, diciannove indagati (tra cui gli ex sindaci Roberto Salmoiraghi e Maria Rita Piccaluga), due parti lese individuate nel Comune di Campione d’Italia – nella persona del commissario – e nei curatori fallimentari del Casinò di Campione spa.
La Procura di Como (a firma del Procuratore della Repubblica, Nicola Piacente, e dei pm Pasquale Addesso e Antonia Pavan) ha presentato il conto a sindaci, politici e amministratori del Municipio e dell’ex casa da gioco finiti a braccetto in un gravissimo dissesto economico.
Debiti che hanno travolto non solo i tavoli da gioco ma anche l’ente affacciato sul Ceresio. Una storia che era iniziata con un esposto presentato dall’ex sindaco Salmoiraghi, che riguardava gli accordi economici tra Comune e Casinò, e che ha poi finito con il travolgere tutto e tutti, compreso lo stesso Salmoiraghi. Tra gli indagati anche il Casinò di Campione spa (per «non aver adottato modelli di gestione idonei a prevenire il falso in bilancio dal 2015 al 2017»), e chi lo amministrava, accusato di aver nascosto la situazione ormai al collasso «protraendo l’attività della casa da gioco».
Le contestazioni sono, come dicevamo, molto ampie e abbracciano un lasso temporale che va dal 2013 al 2018. A sindaci, vicesindaci, dirigenti, segretari, e pure al capo della polizia locale, vengono contestati reati che – a vario titolo – parlano di abuso d’ufficio, falso in bilancio e in atti pubblici.
Per i primi capi di imputazione i dirigenti del comune e politici dell’Enclave dovranno rispondere per aver «procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale» al Casinò, consistito nel «mancato versamento delle somme di denaro» dovute per gli anni 2013, 2014 e 2015 per un importo da milioni di franchi, cagionando il «dissesto finanziario dell’Ente comunale dichiarato in data 7 giugno 2018».
Scorrendo nelle accuse messe nero su bianco dalla Procura, c’è spazio anche per l’abuso d’ufficio contestato all’ex sindaco Salmoiraghi, al vicesindaco Alfio Balsamo e al segretario comunale Lucia Amato per aver «abusato dei propri poteri consentendo a parenti del sindaco e del vice sindaco di conservare un rapporto di pubblico impiego con il Comune» nei giorni in cui dovevano essere individuati gli esuberi. Per ottenere il risultato, sarebbero quindi stati utilizzati «criteri mirati a preservare le posizioni lavorative» volute, il tutto in «contrasto con il reale fabbisogno dell’Ente». Nelle carte dell’inchiesta è finito anche il «conferimento dell’immobile comunale “Villa Mimosa” alla partecipata Casinò di Campione spa» (a titolo gratuito) «omettendo di indicare che l’immobile era destinato a garanzia del mutuo ipotecario con la banca». Nei guai, come detto, è finito pure il capo della Polizia locale, Maurizio Tumbiolo, cui viene contestato (con l’ex sindaco Piccaluga) di aver «omesso di operare in favore di Regione Lombardia» trasferendo «la quota dei canoni concessori riscossi dal Comune», per un danno alla Regione di un milione e mezzo di franchi. Infine, allo stesso Tumbiolo e al capo area Economico-Finanziaria del Comune Emanuela Maria Radice, viene contestato uno scambio di favori: il primo avrebbe tutelato la seconda sulla «falsità della residenza dichiarata in Svizzera», mentre la seconda avrebbe restituito il “piacere” attivandosi per «l’archiviazione di un procedimento disciplinare relativo al doppio incarico di Capo della Polizia locale e di direttore dell’Autorità di Bacino dei Laghi Ceresio, Piano e Ghirla». Le difese avranno ora tre settimane di tempo per replicare alle accuse mosse dalla Procura lariana.

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