Dissesto del Casinò: chiesto il giudizio per amministratori e politici

il Casinò di Campione d'Italia

Udienza fiume, ieri in Tribunale, per la vicenda penale che ha al centro dell’attenzione il dissesto dei conti del Casinò di Campione d’Italia. Sono 17 gli indagati, compresi due ex sindaci (Roberto Salmoiraghi e Maria Paola Rita Piccaluga), nessuno dei quali ha scelto riti alternativi. L’udienza – durata 6 ore e mezzo e poi rinviata al 16 giugno – ha visto sedersi di fronte al gup Andrea Giudici sia gli indagati con i rispettivi avvocati, sia il procuratore di Como Nicola Piacente e il pm Antonia Pavan.
Il Comune di Campione d’Italia, rappresentato comunque in aula da un avvocato, per il momento ha scelto di non costituirsi parte civile.
A prendere la parola è stata la pubblica accusa, che ha chiesto per tutti il rinvio a giudizio.

Poi è toccato alle difese, ovviamente di posizione diametralmente opposta rispetto all’accusa. Alle 17 di ieri è arrivato poi il rinvio alla prossima udienza, quando saranno chiamati a parlare gli ultimi legali delle difese prima che il giudice dell’udienza preliminare decida sulla vicenda.
L’indagine sui conti del Casinò di Campione d’Italia era stata portata avanti dal pm Pasquale Addesso, ora a Milano, lo stesso che aveva anche presentato (assieme al procuratore) due istanze – una ancora sul tavolo – per chiedere il fallimento della casa da gioco.

Sono undici i capi di imputazione messi nero su bianco in questo fascicolo penale, presentando dunque il contro a politici e amministratori del municipio e della casa da gioco finiti a braccetto in un gravissimo dissesto economico. Debiti che hanno travolto non solo i tavoli da gioco ma anche l’ente affacciato sul Ceresio. Una storia che era iniziata con un esposto presentato dall’ex sindaco Salmoiraghi, che riguardava gli accordi economici tra Comune e Casinò, e che ha poi finito con il travolgere tutto e tutti, compreso lo stesso Salmoiraghi. Secondo quanto è stato contestato dai pubblici ministeri nei bilanci della casa da gioco negli anni dal 2015 al 2017, sarebbero state modificate «fittiziamente» delle voci per nascondere quanto avveniva.

In sostanza, secondo la tesi della pubblica accusa ora al vaglio del giudice dell’udienza preliminare, gli indagati avrebbero «consapevolmente esposto fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società», in modo «da indurre altri in errore» violando i «principi di contabilità».

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