Distretto serico, frenano le esportazioni. I mercati esteri in difficoltà fanno calare le vendite

Il settore tessile guarda al futuro

Per la seta comasca il 2016 è stato un anno difficile e il 2017 si prospetta altrettanto complicato, visto che le vendite nei mercati esteri sono in flessione. E l’export rappresenta lo sbocco di oltre la metà della produzione serica del distretto lariano.
A tracciare il bilancio dell’anno appena concluso, in vista dei due fondamentali appuntamenti fieristici che coinvolgono il made in Como – oggi a Fieramilano Rho apre Milano Unica e dal 7 al 9 febbraio sarà la volta di Première Vision a Parigi – è Andrea Taborelli, presidente del Gruppo filiera tessile di Unindustria Como.
«Non è stato un anno facile e anche le prospettive, in questo momento, rimangono ancora caratterizzate dall’incertezza», afferma l’imprenditore. Secondo i dati raccolti dal Gruppo filiera tessile, anche nel 2016, come avvenuto nell’anno precedente, il distretto comasco «ha registrato una lieve flessione del fatturato, preventivabile attorno al 3-4%».
A pesare sulle vendite all’estero sono la crisi e l’incertezza che ancora regnano nei principali mercati di sbocco della seta lariana, come spiega la stessa Unindustria: «In Europa la Francia, la Germania e il Regno Unito si sono indeboliti, negli Stati Uniti il rallentamento è stato ancora più sensibile, la Russia non ha ancora ripreso a crescere, dopo il crollo del 2015, e solo la Cina ha evidenziato un’evoluzione più positiva».
Il dato complessivo del distretto, preceduto come detto dal segno meno, sintetizza però dinamiche assai diversificate tra le singole aziende in base alle diverse tipologie di prodotto, alle fasce di mercato e al contesto concorrenziale, in generale assai impegnativo per tutte le imprese.
«Il tessuto per abbigliamento femminile – si legge nella nota redatta da Unindustria – che rappresenta la componente del fatturato serico di gran lunga preponderante, ha perso terreno, in linea con i risultati complessivi del distretto, ma con marcate differenze nell’andamento delle singole aziende, anche in relazione alle tipologie del prodotto (le fibre artificiali sono andate meglio della seta) e alla sua destinazione finale».
Più netto il ridimensionamento della cravatteria, «per effetto di una ulteriore riduzione del consumo di questo prodotto». Un fenomeno che «ha riguardato sia l’Europa, sia il mercato americano, mentre l’Asia ha evidenziato un interesse sempre maggiore per il Made in Italy».
L’accessorio tessile, ovvero foulard, scialli, stole, sciarpe e bandane, dopo un inizio difficoltoso, durante lo scorso anno si è ridestato sino a concludere il 2016 con un andamento positivo. «Delle tre merceologie seriche – precisa Unindustria – è quello che sta fornendo i risultati più soddisfacenti».
Infine, una considerazione del presidente del Gruppo filera tessile sul 2017. «Anche l’inizio di quest’anno si è mosso in linea con quanto era emerso nel 2016 – dice Taborelli – e ci aspettiamo, dalle fiere di Milano e Parigi, indicazioni sulle prospettive dei prossimi mesi. In uno scenario che non è incoraggiante, conforta tuttavia la grinta e l’energia con cui tanti colleghi affrontano le difficoltà e la grande voglia di guardare avanti».

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