Disturbi alimentari, ogni anno cento nuovi casi sul Lario

Sanità e giovani
Viaggio in Israele per sconfiggere l’anoressia. Sarà realizzato anche un documentario

Un viaggio in Israele per un progetto formativo contro anoressia e bulimia. Questa la proposta del Centro per i Disturbi per la Condotta Alimentare di Asso, in collaborazione con l’Ospedale Sant’Anna, l’associazione Temporanea d’Impresa Sant’Andrea–San Giuseppe e l’associazione “Dcamolo”. La struttura, unica comunità terapeutica pubblica in Lombardia a occuparsi specificamente di disturbi alimentari, ha in carico 120 pazienti ambulatoriali e 14 ragazze ricoverate.
Il 60% delle giovani
che si rivolgono alla struttura – afferente al dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Sant’Anna – è affetta da bulimia, mentre il restante 40% da anoressia. Il centro, diretto dallo psichiatra Gabriele Stampa, ha l’obiettivo di affiancare all’approccio sanitario tradizionale una serie di proposte che possano aiutare le pazienti (il rapporto tra donne e uomini e di nove a uno. Attualmente sono 3 gli uomini in cura nel centro di Asso) nelle varie fasi del recupero, tra queste anche l’idea di un viaggio in Israele, terra dal forte impatto emotivo e dove si registra il più alto tasso di persone affette da disturbi alimentari.
«Il progetto – spiega Stampa – vuole essere un’esperienza nuova per le ragazze sotto diversi ambiti culturali, ma anche socio-relazionali. Hanno un’occasione per rimettersi in gioco. Sei mesi, la durata della preparazione al progetto, che prevede anche la realizzazione di un documentario».
Ogni anno in provincia di Como si registrano 100 nuovi casi legati a disturbi alimentari. Bulimia e anoressia colpiscono il 4% della popolazione femminile tra i 14 e i 24 anni. In Italia, come emerso da un recente studio della Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare), sono circa 200mila le giovani affette da questi disturbi. Le conseguenze legate a queste due patologie possono essere diverse e nei casi più gravi possono portare al decesso: sono la prima causa di morte per malattia tra le ragazze, soprattutto tra i 12 e i 25 anni. Da qui l’esigenza di tentare ogni via possibile per il recupero, anche attraverso un’esperienza di viaggio, senza dubbio non facile, ma che può essere un aiuto nella cura.
Le ragazze dovranno affrontare forti prove anche dal punto di vista fisico e derivanti anch’esse dai problemi legati alla malnutrizione. Ecco perché da tempo, con il sostegno di medici e infermieri, si stanno preparando al viaggio. Il gruppo alloggerà in per una settimana nel Kibbutz Sasa in alta Galilea. Il soggiorno in terra palestinese prevede sia visite ai luoghi sacri sia incontri serali dove si condivideranno le emozioni e le esperienze.
Il tutto, ripreso dalla regista Renata Tardani, che avrà il difficile compito di filmare le emozioni più intime delle viaggiatrici e montarle nel documentario dal titolo “Volevo diventare invisibile”.
«Non sarà un documentario intervista – dice la regista – racconterò le emozioni, cercando di non essere mai invadente. L’ho promesso alle ragazze. Documenterò le loro reazioni, i momenti di condivisione, ma anche le difficoltà e l’impegno a superare questa malattia».
Sono 18 le pazienti che domani partiranno per Israele, accompagnate da una ventina di operatori e da un gruppo di volontari. Con loro due guide: Don Angelo Gasparro, della Cooperativa San Giuseppe per la parte spirituale e lo psichiatra Raffaele Iavazzo per quella antropologica. Alla presentazione del progetto anche il direttore sanitario del Sant’Anna Giuseppe Brazzoli, il nutrizionista del centro Giuseppe Carrano, il presidente dell’Ati (Associazione temporanea d’Impresa), Patrizio Tambini e il presidente di Dcamolo, Tiziana Bianchi.

Francesca Guido

Nella foto:
Il muro di Israele, che taglia i territori palestinesi. Un progetto di recupero per pazienti affette da anoressia e bulimia prevede un viaggio in Israele, terra dal forte impatto emotivo e dove si registra il più alto tasso di persone affette da disturbi alimentari

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