Divise realizzate e mai utilizzate: chiesti 50mila euro

Calcio Como – Ieri la causa civile con la Media Events
C’è chi dice che le magliette, i pantaloncini e le borse del Como, di pregevole fattura, siano ancora chiusi in un container del porto di Gioia Tauro. Oggetti da collezione, verrebbe da dire, dato che furono commissionati, realizzati e mai utilizzati dal club azzurro che allora aveva ancora nel ruolo di presidente Antonio Di Bari.

E proprio per quella muta da gioco dell’estate 2009, con la Onze come sponsor tecnico, divisa che mai comparve ufficialmente sul terreno di gioco, le parti si sono ritrovare di fronte ieri mattina davanti al giudice civile di Como, Paolo Negri Della Torre. La società Media Events (rappresentata dall’avvocato Pasquale Didona) ha infatti citato a giudizio il Calcio Como (avvocato Giuseppe Botta) chiedendo un risarcimento del danno quantificato in 50mila euro. La storia è questa: l’allora presidente Di Bari stipulò con la società un contratto di marketing in forza del quale la Media Events raggiunse un accordo con la Onze per l’abbinamento come sponsor tecnico. Da qui partirono la commissione e la realizzazione delle magliette da gioco e del necessario per la stagione agonistica. Nel frattempo, però, il Como andò per la sua strada, raggiungendo un accordo con la Legea (che accompagnò il Calcio Como per tutta la stagione) ritenendo non valido quello con la Onze.
L’approdo del braccio di ferro tra la Media Events e il club dell’allora presidente Di Bari è stata inevitabilmente l’aula civile del palazzo di giustizia di Como. E ieri mattina, al quarto piano del Tribunale, sono sfilati i primi testimoni, tra cui esponenti della Onze ed ex soci del club azzurro. Il giudice, dopo aver preso atto che nel frattempo gli attori del copione sono cambiati – il Como ha modificato lo staff dirigenziale e Di Bari non c’è più – ha disposto la comparizione delle parti per un tentativo di conciliazione, alla luce soprattutto delle prove raccolte nell’udienza di ieri. L’appuntamento è al quarto piano del palazzo di giustizia per il prossimo 2 gennaio.
Mauro Peverelli

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