“Divorzio all’italiana” con Laura Negretti al circolo “Pirandello”
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“Divorzio all’italiana” con Laura Negretti al circolo “Pirandello”

Replica speciale, anzi specialissima allo Yacht Club di viale Puecher per  “Il divorzio”, fortunato omaggio teatrale al cinema italiano e alla commedia tra le commedie: quel “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi grazie al quale l’Italia vinse il Festival di Cannes nel 1962 come miglior commedia e ottenne l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. La pièce va in scena nell’adattamento dell’attrice e regista Laura Negretti  e della sua compagnia “Teatro in Mostra”.

Un ironico e godibilissimo ritratto della mentalità di una certa Sicilia di provincia dell’inizio degli anni ’60 che prende di mira, con ironia e sarcasmo la mancanza di una legge sul divorzio, che arriverà solo nel 1970, e soprattutto l’anacronistico articolo 587 del codice penale che regolava il delitto d’onore. L’originalità è data dalla sede, il circolo dei siciliani lariani intitolato al premio Nobel Luigi Pirandello, che riproporrà la pièce offrendola all’intera cittadinanza a ingresso libero domenica prossima, 14 ottobre, come detto allo Yacht Club. Sipario alzato alle 19, poi alle 20.30 ci sarà la cena conviviale del sodalizio. Appuntamento quindi da non mancare.

Lo spettacolo in poco più di un’ora senza intervallo è ormai rodato da un paio di anni ed è  di fatto la prima trasposizione teatrale di un film considerato l’archetipo della commedia all’italiana. «Un capolavoro – dice l’attrice Laura Negretti – L’idea di proseguire questa tradizione di teatro di ispirazione civile che guarda con amore alla commedia all’italiana è nata con il successo della “Spartizione” tratta dal libro del luinese Piero Chiara nel 2013: ci interessa molto l’atmosfera di comicità elegante che è eredità di quel cinema ed è stato naturale andare alle origini, ossia a Germi. Mai nessuno aveva chiesto i diritti per la trasposizione teatrale e abbiamo ottenuto un sì entusiasta da parte della figlia Marilinda che cura con passione l’eredità culturale paterna. Al testo ha lavorato Magdalena Barile, che ha il dono di mantenere l’anima dei testi plasmandoli sulle necessità del pubblico di oggi. Antonio Grazioli è il Fefè che fu di Mastroianni».
E Laura Negretti? «Non farò la parte di Stefania Sandrelli che sarà di Silvia Ripamonti, ma sarò la moglie Rosalia. Rispetteremo il bianco e nero originale, che incarna la luce abbagliante degli scenari “pubblici” della Sicilia e l’ombra delle case dove si nascondono i segreti più inconfessabili. Non useremo termini dialettali: come nel film di Germi, la pièce è specchio della provincia italiana come categoria culturale. Si vuole denunciare, sorridendo, una situazione di degrado comune in tutta Italia».

E se pensiamo alla società maschilista di oggi, il messaggio è quantomai attuale. Domenica però si giocherà in un’arena particolare, tutta siciliana. Come vive questa esperienza Laura? E che significato ha per lei l’opera di Pirandello cui è dedicato il circolo? “Pirandello ha lasciato una frase bellissima che trovo fondamentale ho fatto mia, mi accompagna da una vita. Diceva:  incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti. Ecco, io ho fatto mia questa frase e l’ho cambiata di prospettiva: grazie al teatro, imparo a conoscere e a riconoscere tutte le maschere che incontro nella vita vera”.

“Noi proveremo a creare un “bianco e nero teatrale” e a rappresen-
tare una sicilianità grottesca e paradossale che diventa quasi l’arche-
tipo di una realtà atavica e fuori dal mondo che però è vicina in maniera inquietante – dice Laura – Una pièce pungente dove i protagonisti assoluti sono i cliché del perbenismo e del maschilismo di un’Italia d’altri tempi; in quella Sicilia di provincia si accentrano infatti, come sotto una lente caricaturale, i connotati di un’intera nazione, ancora oppressa, nelle leggi e nei costumi, da retaggi culturali arcaici. Ma nel contempo anche una partitura teatrale ironica, godibilissima e divertente come lo sono stati i capolavori di una certa “cinematografia all’italiana”. Il divorzio è un omaggio che il teatro fa a quel cinema che adesso non c’è più!”. E Magdalena Barile aggiunge: “Divorzio all’italiana di Pietro Germi (1961) è una delle pietre miliari della commedia del dopoguerra. Il mio Divorzio ne ripercorre con una scrittura originale i nodi principali della trama, nel racconto di una società di cinquant’anni fa, che sembra lontanissima negli usi e nei costumi, ma che invece svela molti tratti inquietanti di somiglianza con il presente. Il delitto d’onore è stato derubricato solo pochi anni fa, con la legge n. 442 del 5 settembre 1981. Prima di allora gli uomini, e in casi rari le donne, che ritenevano di essere stati offesi nella loro dignità, avevano praticamente diritto di uccidere i fedifraghi, subendo pene lievissime e ottenendo il plauso dei benpensanti. Fefè Cefalù, barone decaduto di provincia osserva la rovina della propria famiglia e sogna l’eliminazione spietata della molesta moglie Rosalia, per convolare con la giovane cugina Angela che scatena il suo desiderio. L’immaginazione, in questa commedia nera, gioca infatti un ruolo determinante. L’arrivo in città de La dolce vita di Federico Fellini scatena le pulsioni di un intero borgo agreste. Il luogo è inventato, Agramonte, ma nella realtà si trattava di Ispica, Ragusa. Le donne sono segregate in casa, a parte durante il passeggio della domenica per andare in chiesa e gli uomini tutti smaniosi di vedere “orge come quelle del tempo di Tiberio”. Proprio in quella notte di visioni tanto desiderate, quanto si immagina frustranti, comincia una clamorosa e divertente sequenza di colpi di scena in cui i sogni diventano realtà ma come al solito in modo molto diverso da quello che ci si aspettava. Oggi il divorzio esiste nella società italiana da oltre un quarantennio, ma i femminicidi, sempre più cruenti sono in aumento: la commedia esorcizza nella risata, ma rappresenta senza trucchi né orpelli i fatti del tempo. La Sicilia “antica” narrata da Germi risuona con certi echi minacciosi di oggi, rievocando gli amati classici del nostro cinema”.

Dice il presidente del circolo, Mimmo Dato: “Trasporre un film d’indiscusso ed immortale successo in commedia teatrale non sembrò per anni facile ne forse possibile… Ma, una volta fatta, anche questa trasposizione è un successo… Chi non ricorda il barone di una ipotetica cittadina siciliana Ferdinando Cefalù, detto Fefè, sposato a Rosalia, donna un “po’ bruttina”, ma che “mantiene” gli occhi addosso alla cugina, giovane e bella, della quale è perdutamente innamorato in un tempo in cui la legge non ammette il divorzio ma prevede ancora il delitto d’onore. Chi non ricorda il Fefè con interprete Marcello Mastroianni vincitore del Golden Globe quale miglior attore di commedia, e poi Stefania Sandrelli, Lando Buzzanca e lo stragrande Odoardo Spadaro. Un patrimonio di modernità (siamo negli anni sessanta) di costume e linguaggio, e adesso una commedia sul filo del grottesco ma che  continua a generare empatia pur nella trattazione di una “singolare questione d’onore”. Gran bel lavoro a noi dedicato per l’ottima regia di Luca Ligato con partecipi attorialità di livello espresse da Laura Negretti, Antonio Grazioli e dall’intera Compagnia Teatro in Mostra”.

12 ottobre 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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