Dogane chiuse: la bufera Italia-Svizzera approda all’Unione Europea
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Dogane chiuse: la bufera Italia-Svizzera approda all’Unione Europea

«Non c’è alcun motivo per annullare il provvedimento di chiusura delle dogane».
La risposta del Governo svizzero è secca e senza troppi giri di parole. La dichiarazione è del portavoce del Dipartimento federale delle finanze, Roland Meier.
Dunque non ci saranno cambiamenti. Il passaggio rimarrà sbarrato a partire dalle 23 per tutte le notti, ai valichi di frontiera comaschi di Pedrinate e Novazzano – Marcetto e in quello varesino di Ponte Cremenaga.
Una sperimentazione che avrebbe dovuto coinvolgere addirittura 16 valichi, che poi si sono ridotti a tre. Ma ciò che più ha indispettito, è la motivazione di questa scelta: l’obiettivo sarebbe quello di aumentare la sicurezza oltreconfine, impedendo il passaggio ai malviventi che potrebbero entrare nella Confederazione dall’Italia.
Il portavoce Meier chiama in causa Paolo Gentiloni, attuale primo ministro italiano. «Le autorità dell’Italia erano state informate un anno fa, nel marzo del 2016 – aggiunge – mentre questo provvedimento era ancora allo studio. L’informazione era stata trasmessa dal ministro degli esteri elvetico Didier Burkhalter a Paolo Gentiloni, che ricopriva lo stesso ruolo».
Un concetto che è stato ribadito alle autorità del nostro Paese da Giancarlo Kessler, l’ambasciatore rossocrociato in Italia, che l’altro ieri è stato convocato urgentemente al ministero degli Esteri a Roma e a cui sono state chieste spiegazioni sul provvedimento.
Ma la vicenda ha superato i confini dello scontro diplomatico fra due Paesi ed è approdata in Europa. Lara Comi, deputato di Forza Italia al parlamento di Bruxelles e vicepresidente del Partito Popolare, ieri ha inviato una lettera a Federica Mogherini, Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza continentale.
«Chiedo che vengano presi urgentemente provvedimenti europei contro la Svizzera per il mancato rispetto dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, a seguito della chiusura dei tre valichi di frontiera, tra Como e Varese, in vigore dal 1° aprile», ha scritto Comi.
«Pur ricordando come l’Italia rappresenti il primo mercato di sbocco per il Cantone, con un tasso di disoccupazione sotto il 4% che rende necessario il supporto dei lavoratori transfrontalieri, da parte della Svizzera – aggiunge – sono cresciuti negli ultimi anni sentimenti molto critici nei confronti dell’Italia, con azioni che sfociano in una persistente discriminazione nei confronti dei nostri cittadini».
La parlamentare europea scrive ancora: «È necessario, da parte della Svizzera, assicurare l’apertura senza limiti orari dei valichi, tenendo conto che ci sono persone che non hanno orari tradizionali o che raggiungono il posto di lavoro la mattina molto presto. È per questo necessario porre fine a una situazione che desta continua preoccupazione e che compromette sempre di più i rapporti fra Italia e Svizzera».
Massimo Moscardi

6 aprile 2017

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