Dogane secondarie: gli svizzeri decidono la chiusura notturna

Contrastata duramente sul versante italiano, la decisione elvetica di chiudere in orario notturno alcune dogane minori sarà sperimentata dal prossimo anno su due valichi, probabilmente quelli di Pedrinate e Novazzano, anche se le località non sono state confermate.
Il progetto di vietare il transito da alcune frontiere dalle 23 alle 5 era stato varato due anni fa dalle autorità di Berna con l’obiettivo di arginare i furti in Canton Ticino, reati che, secondo gli svizzeri, spesso sarebbero commessi da malviventi italiani in trasferta oltreconfine.
L’ipotesi messa in campo dagli elvetici coinvolgeva almeno sei dei sedici valichi tra Italia e Canton Ticino, compresi quelli al confine con la provincia di Como di Colverde (Drezzo) e Bizzarone.
Il provvedimento però, sempre osteggiato dai comaschi, non era ancora stato applicato.
Dal gennaio prossimo, anche se in via sperimentale, gli svizzeri dovrebbero passare all’azione. Questo almeno è quanto ha annunciato lunedì scorso il Dipartimento federale delle finanze, in risposta a un interrogativo presentato dalla deputata leghista Roberta Pantani.
Immediata la reazione polemica sul fronte italiano. Tra i primi a commentare pubblicamente il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Francesco Dotti. «E così oggi la Svizzera, da sola, ha deciso che il prossimo anno due valichi secondari di confine potrebbero chiudere la notte in via sperimentale», attacca il comasco.
I valichi identificati per avviare la sperimentazione, come detto, non sono ancora stati ufficializzati. «Gli indizi portano a Pedrinate e Novazzano – dice ancora Francesco Dotti – cioè dogane che confinano con il nostro territorio. Ai nostri vicini svizzeri dico che i matrimoni si fanno in due e che correre non serve a nulla se non si taglia per primi il traguardo».
Chiudere le dogane secondarie, come ripetuto più volte, per gli italiani non è la soluzione al problema della criminalità e comporterebbe tra l’altro costi molto elevati. «Come regione Lombardia abbiamo investito molto, solo per fare un esempio, sulla videosorveglianza, anche in corrispondenza dei valichi di confine, come a Colverde. I controlli servono, ma certo non è con queste chiusure fatte tracciando una riga su una cartina che i problemi si risolvono».
«In fondo basterebbe parlare per trovare una soluzione convincente e condivisa – conclude il consigliere regionale di Fratelli d’Italia – È bene che i nostri colleghi svizzeri lo sappiano».
Lo scorso anno, un primo tentativo di confronto che coinvolgesse i sindaci da una parte e dall’altra del confine sugli interventi per incrementare i controlli era naufragato, ufficialmente per motivi burocratici.

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